AA. VV. Back Pages Storia di un libro maledetto: "Lasciate che i bimbi" di Luther Blissett no (c) dicembre 2001 Indice 0. Antefatto, o meglio, Epilogo 1. Chi ha incastrato chi ha incastrato i Bambini di Satana 2. Esce il libro 3. Aldo Busi, altri abusi e noi 4. Lucia M***** fa partire la causa civile 5. Parte la campagna d'informazione 6. Fuoco incrociato su Luther Blissett! 7. Ancora censura a Bologna 8. Gli squatters, Castelvecchi e noi 9. I maghi marxisti contro Othelma 10. Il marchese esce di scena 11. La "superteste" ritorna come pornodiva 12. L'atto di difesa dell'avvocato Franco Bambini 13. Il TPO di Bologna scatena le ire della M**** 14. M**** non demorde: l'invenzione di nuovi "pentiti" 15. Dimitri & Co. assolti anche in appello 16. Roma: Il libro ri-preso di mira dai "cacciatori di pedofili" 17: Marco Dimitri: cronologia della persecuzione 1989-1999 18. Epilogo, o meglio, Antefatto Appendice: Lasciate che i bimbi 2 - la vendetta 1. Antefatto, o meglio: Epilogo "La Repubblica"-Bologna, 11 dicembre 2001: Lucia M***** batte Luther Blissett Luther Blissett dovrà risarcire il pubblico ministero Lucia M***** e il libro "Lasciate che i bimbi" dovrà essere distrutto. È una vittoria secca quella ottenuta dal magistrato che coordinò le indagini sui Bambini di Satana sul "nome collettivo" che firmò il testo. Il Tribunale civile le ha dato ragione su tutti i fronti dichiarando che due capitoli, "Bambini di Satana, anatomia di una montatura" e "Il caso Dimitri è chiuso" del libro edito da Castelvecchi e diffuso via Internet "sono lesivi della sua reputazione". La sentenza prevede dunque la condanna della società editrice "al ritiro dal commercio e alla distruzione delle copie" del libro "presenti in librerie o presso la sede". Se la Castelvecchi vorrà continuare la pubblicazione, potrà farlo a patto di eliminare i due paragrafi incriminati. Gli stessi paragrafi dovranno essere eliminati dal sito Internet. Un'altra società, la Cybercore, dovrà cancellare da un altro sito di una parte di un articolo che riprende l'argomento, dal titolo: "La verità è elettrica e si diffonde, si diffonde, si diffonde". Le società condannate dovranno anche pubblicare la sentenza per estratto sui quotidiani. Alla dottoressa M***** è stato riconosciuto un danno di ottanta milioni di lire (407.601,77 euro). Il suo avvocato Nicola Alessandri, che l'ha difesa insieme a Guido Magnisi, ha dichiarato che è stato raggiunto l'obiettivo principale della causa, "l'accertamento del contenuto diffamatorio di alcune dichiarazioni nel libro di Luther Blissett". L'avvocato Franco Bambini che difendeva il firmatario del contratto, Roberto Bui, ritiene che sarà impugnata la sentenza. Bui afferma che le richieste di M***** "sono state molto ridimensionate. Il libro è presente in tanti altri siti web ed è inestirpabile". -§- "Il Resto del Carlino" dello stesso giorno: Ottanta milioni al pm Lucia M***** diffamata da "Lasciate che i bimbi" Quel libro targato Luther Blissett ha diffamato il magistrato Lucia M***** e va ritirato dal mercato. Cosi' ha deciso il tribunale civile di Bologna, Terza sezione, dell'opera intitolata "Lasciate che i bimbi - Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe", edito da Castelvecchi Editoria e comunicazione srl, pubblicato nell'ottobre del '97 e diffuso anche via Internet dalla societa' 2008 Comunicazione sas. Il libro, che prende spunto dal processo alla setta di Marco Dimitri, i 'Bambini di Satana', e' stato dichiarato lesivo dell'immagine del pm bolognese, nella pagina di alcuni capitoli addirittura definito un magistrato "intollerante, mentalmente instabile", praticamente "il braccio armato della santa inquisizione" e per giunta con "manie di protagonismo". Il Tribunale ha condannato l'editore e le altre parti querelate da Lucia M***** al pagamento di ottanta milioni di lire come risarcimento danni, al pagamento delle spese processuali e legali, al ritiro del libro (che potra' essere pubblicato previa eliminazione dei capitoli incriminati) e alla pubblicazione della sentenza di condanna. "L'obiettivo principale - hanno detto i legali del pm, Guido Magnisi e Nicola Alessandri - e' stato raggiunto, cosi' come e' stato ampiamente dimostrato il contenuto diffamatorio e lesivo della professionalita' della dottoressa M*****. Quanto al risarcimento (erano stati chiesti 450 milioni, ndr), la quantificazione appare in linea con quanto e' ormai il consolidato orientamento nella giurisprudenza in questa materia. Orientamento che purtroppo non riesce a trovare, a differenza di altri paesi, parametri adeguati al ristoro effettivo dei danni all'immagine e professionalita', oltre che morali piu' ampi, che simili episodi creano a coloro che subiscono aggressioni di questo tipo". 1 Chi ha incastrato chi ha incastrato i Bambini di Satana "Quest'inchiesta è per certi versi più difficile di quella sui fratelli Savi, più delicata di quella contro la 'Quinta mafia'. Là c'erano dei delinquenti, degli assassini... ma qui stiamo scoprendo cose altrettanto orrende [...] la criminalità dei satanisti non è troppo differente da quella mafiosa". Lucia M*****, "Il Resto del Carlino", 10 giugno 1996 Bologna 1996. La Procura fa arrestare e sbattere alla Dozza alcuni membri dell'associazione culturale neo-pagana "Bambini di Satana Corporation", compreso il fondatore Marco Dimitri, personaggio molto conosciuto negli ambienti underground bolognesi, gia' ospire in diversi talk show televisivi. Fin dalla loro nascita i Bambini di Satana hanno subito numerose provocazioni da parte di forze dell'ordine e autorità ecclesiastiche, ma stavolta la situazione è più grave: le imputazioni sono di ratto a fini di libidine e violenza carnale, a cui si aggiungeranno in un secondo tempo quelle di violenza sui minori, violazione di sepolcro e profanazione di cadavere. Addirittura, la Procura di Bologna avvierà un filone d'indagine su presunti sacrifici umani. Nonostante i media locali e nazionali sposino immediatamente le tesi della Procura, il teorema che ha portato Dimitri & C. in galera si basa interamente sulle testimonianze confuse, inverosimili, farneticanti di una pseudo-"pentita" dei BdS, minorenne ex-fidanzata di uno degli imputati, persona gravemente disturbata. A queste si aggiungono i pareri "tecnici" di tre esorcisti (!), le pressioni della Curia di Bologna tramite il famigerato GRIS (Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette) e la presunta testimonianza di un bimbo di nemmeno tre anni, figlio di una psicologa cattolica in contatto col GRIS. Una vicenda da Santa Inquisizione, costruita sulla cultura del sospetto, sul dispregio della presunzione d'innocenza, sulla morale sessuofobica e sull'intolleranza religiosa. Grazie alla stretta affinità di vedute tra il Resto del Carlino e la dott.ssa Lucia M*****, sostituto procuratore e titolare dell'inchiesta, gli imputati vengono demonizzati, costantemente calunniati in prima pagina, collegati a un inesistente network di "pedofili", distrutti. La loro carcerazione preventiva durerà più di un anno, tra tentativi di suicidio e violenze di vario genere. ["Che cos'è il caso 'Lasciate che i bimbi'", da: Quaderni rossi di Luther Blissett, n.3 Bologna, gennaio 1999] -§- Nel febbraio del 1997 “l’Osservatore Romano” pubblicava una serie di sei articoli sotto la dicitura di Sette e culti satanici. La rubrica era gestita dal Gris “su interessamento della Congregazione per la Dottrina della Fede”, ovvero del Cardinale Ratzinger. Un mentore di prim’ordine. Vale la pena prenderla in considerazione, per due motivi. Innanzi tutto per via dell’altolocata sponsorizzazione e per il tipo di medium su cui la troviamo (l’organo di stampa dello Stato Pontificio). Ma soprattutto perché si tratta di un brillante esempio del metodo argomentativo dei propagandisti anti-sette: una tecnica facilmente smascherabile, ma non per questo poco efficace. [...] Il quarto articolo (8/2/1997) portava il titolo di Aspetti legali e giuridici del satanismo, a firma di Lucia M*****, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bologna. La dottoressa M***** ci informa che la setta - satanica e non - è spesso e volentieri, per sua stessa costituzione, ricettacolo di illegalità e fenomeni criminosi, che vanno dalla truffa ai danni della credulità popolare, all’estorsione, fino a delitti anche più gravi. <> A proposito dei crimini a sfondo sessuale, vale a dire i fantomatici abusi sessuali durante riti satanici con vergini e bambini, l’autrice dell’articolo entra nel dettaglio, sfoggiando un’apparente cognizione di causa: <> Meglio di un film splatter degli anni ’70. Nel mondo anglosassone i reati a cui fa riferimento la dottoressa M***** sono raccolti sotto l’etichetta di “Satanic Ritual Abuse”. Solo che le ricerche condotte in Inghilterra, in Olanda e negli Stati Uniti da parte degli uffici giudiziari o di apposite commissioni statali sono giunte alla conclusione che essi semplicemente... non esistono. Si tratta di un parto della fantasia popolare, leggende metropolitane né più né meno vere di quelle sugli zingari che rapiscono i bambini per rivenderli, o del tale che si è svegliato in un fosso tutto bagnato e gli mancava un rene. La prima indagine specifica sull’abuso rituale satanico è stata condotta dallo stato della Virginia nel 1991. Risultato: non è stato scoperto nulla. Nel 1994 i governi olandese e britannico commissionavano indagini e ricerche sul medesimo argomento ottenendo lo stesso dato. Per quanto riguarda il Regno Unito il risultato parla da sé: su 84 presunti casi di abuso rituale satanico, segnalati tra il 1988 e il 1991, solo tre presentavano elementi vagamente ritualistici, ma non si trattava né di satanismo né di stregoneria (cfr. L. Blissett, Lasciate che i bimbi. Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe). In quell’occasione il ministro della sanità britannico dichiarava: <> Più di recente, uno studio del governo federale degli Stati Uniti si è basato sulle segnalazioni di 10.000 tra psichiatri, assistenti sociali, stazioni di polizia, procure distrettuali, ecc. Hanno scoperto solo un caso probabile di abuso rituale satanico. Si potrebbe obbiettare che gli Stati Uniti e l’Inghilterra non sono l’Italia. E allora andiamo a leggere cosa dice il Rapporto del Ministero degli Interni a proposito dei reati connessi all’attività delle sètte, in particolare di quelle sataniche: <> E allora di cosa diavolo (è il caso di dirlo!) stiamo parlando? Di niente. Di aria fritta. Non ci sono elementi concreti, non si sa da dove questi esperti del “settore” attingano le informazioni che li rendono così sicuri delle proprie affermazioni. Anzi, le ricerche precedenti vanno tutte nel senso inverso al pericolo che le sètte potrebbero rappresentare in termini di atti criminali, ma i sedicenti esperti si guardano bene dal fornire questi dati. Certo ci sono stati casi eclatanti di suicidi collettivi, intere sette pseudo-apocalittiche che si sono autoestinte, ma non in Italia e comunque non si capisce quale grave impatto sociale possa avere l’autonegazione di alcune decine di invasati per essere trasformata in un’emergenza epocale . E tuttavia M***** insiste: <> Eccoci al dunque. Le sètte sataniche sarebbero pericolose fisiologicamente. Non si hanno elementi concreti per affermarlo, ma lo si afferma lo stesso e anzi ci si permette di consigliare alle autorità legislative di deliberare in materia. E poiché il magistrato afferma che “nell’ambito delle indagini sul satanismo, si può constatare una vera e propria omertà, analoga a quella riscontrabile nei reati di ambientazione mafiosa”, il suggerimento che ne consegue va nel senso dell’eventuale estensione delle leggi speciali anti-mafia anche al fenomeno del satanismo: <> Fermiamoci qui, ora che le posizioni sono chiare. [Luther Blissett Project, Nemici dello Stato. Criminali, "mostri" e leggi speciali nella società di controllo, Derive Approdi, Roma 1999, cap. 10] -§- Nel giugno 1997, il processo si conclude con l'assoluzione di tutti gli imputati perché "il fatto non sussiste". Non è successo niente di niente. Lucia M***** assiste impotente allo sgretolarsi dell'inchiesta che l'ha portata alla ribalta mediatica. I giudici depositano la sentenza: 800 pagine in cui il teorema dell'accusa viene letteralmente disintegrato, la super-teste Elisabetta Dozza viene definita "inattendibile" e le sue testimonianze "inverosimili". Senza nulla togliere al collegio di difesa, a cui va il merito di questa vittoria, un ruolo importante nello sputtanamento della Pubblica Accusa lo ha giocato la colonna bolognese del Luther Blissett Project. Poco dopo gli arresti, il LBP lancia una campagna di controinformazione, denuncia il ruolo del GRIS, alternando beffe mediatiche, investigazioni private e una meticolosa decostruzione delle veline di Lucia M*****. Soprattutto, il LBP inserisce l'intera vicenda nel suo contesto naturale, quello dell'euro-paranoia censoria e oscurantista sulla "pedofilia", scoppiata dopo le note vicende belghe e sfruttata dai reazionari di tutto il continente per far approvare in fretta e furia leggi liberticide. Grazie all'impegno di Blissett, alcuni organi d'informazione locali (su tutti L'Unità e La Repubblica) vengono spinti a cambiare opinione sull'inchiesta, e iniziano a criticare l'operato di Lucia M*****. ["Che cos'è il caso 'Lasciate che i bimbi'", cit., passim] 2 Esce il libro "'I media vi hanno scoperto. L’Occhio del Male è sopra di voi, ma non possono fare nulla per sopprimere la vostra libertà di parola. E visto che probabilmente continueranno a controllare a controllare la vostra attività e propaganda, rendete pubbliche queste parole: ciò li renderà davvero furiosi'. Questo è il testo comparso ieri su ‘Pedophile Liberation Front’, il sito, basato in Texas ma accessibile a tutti gli utenti di Internet, del sedicente Fronte di Liberazione Pedofili. La firma è di Luther Blisset [sic], il personaggio immaginario che accompagna il fenomeno Internet dalla sua prima comparsa in Italia [...]" “Corriere della sera”, 9/12/1997, I pedofili: ci hanno scoperti / Su Internet l’arroganza dei maniaci che attaccano giornali e Tv, art. non firmato Tutta la storia, dall'arresto all'assoluzione passando per la controinchiesta, è raccontata nel primo capitolo dell'instant-book di Luther Blissett Lasciate che i bimbi. "Pedofilia": un pretesto per la caccia alle streghe (Castelvecchi, Roma, 1997). Nel libro viene spiegato come, a partire dal 1996, l'isteria forcaiola di massa su "pedofilia" e pornografia infantile abbia "arricchito" la "cultura del sospetto" con elementi di panico morale, omofobia e sessuofobia. La nuova emergenza riempie le galere di adulti accusati di inenarrabili nefandezze, contro i quali vi è solo la parola - spesso confusa, talvolta estorta dagli inquirenti o dagli psicologi, addirittura proferita in malafede- di un/a bambino/a, quasi mai appartenente allo stesso nucleo familiare (quando invece, stando almeno a dati del Tribunale per i minorenni di Roma, il 91% dei condannati per abusi sui minori sono genitori o comunque familiari delle vittime). Uno dei bersagli preferiti di questa campagna pretestuosa è Internet, supremo capro espiatorio a cui si vorrebbe imporre la censura (nascosta da denominazioni ipocrite come "autoregolamentazione della rete", "content rating" etc.) [...] Lasciate che i bimbi esce nell'autunno 1997, proprio nei giorni del caso di Silvestro Dalle Cave, il bimbo di Cicciano massacrato da uno dei tanti gruppi di "compagni di merende" che popolano la provincia italiana e che certo non navigano su Internet. La voglia di linciaggio e gli inviti alla castrazione non consentono alcun dubbio e impediscono la riflessione. Addirittura, si sospetta che uno degli arrestati per l'assassinio di Silvestro, Andrea Allocca, sia stato ucciso a botte dalle guardie del carcere di Poggioreale. Il paese piomba nella barbarie giustizialista. Per settimane, mesi, il LBP difende una trincea avanzatissima, presentando il libro in centri sociali e circoli gay di tutta la penisola mentre in Parlamento passa una legge allucinante sulla "pornografia minorile", che coniuga formulazioni vaghe a pene pesantissime [...] Nel frattempo, altri iniziano a esprimere dubbi, a scrivere "J'accuse" e fare controinchieste. ["Che cos'è il caso 'Lasciate che i bimbi'", cit., passim] -§- da "Zero in condotta", quindicinale bolognese, venerdì 21 novembre 1997, pag. 9 Lasciate che i bimbi vengano a Luther di Rudi Ghedini Scegliere una tesi impopolare consente una certa dose di originalità, più o meno tollerata dal senso comune, che ha pur sempre bisogno di definirsi anche in negativo. Ma scegliere una tesi estrema, com'è quella definita dal sottotitolo - Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe - significa esporsi all'intolleranza. Pura e semplice. La tesi di Luther Blissett, uno dei tanti Luther nella logica del nome multiplo, appena pubblicata da Castelvecchi (lire 18.000), pare fatta apposta per suscitare scandalo, esecrazione, fastidio, disgusto. Non fosse altro perché espone sul banco degli imputati proprio i costruttori dell'opinione pubblica - giornali e tivù -, che con la faccia e le parole di circostanza, sulla caccia al pedofilo hanno infilato una quantità di idiozie. Luther affastella citazioni, le mischia, imprime un suo motivato ordine alla psicosi esplosa dopo le confessioni del mostro di Marcinelle, quando il Belgio è diventato una specie di bosco oscuro di Biancaneve, di grotta di Polifemo, e peggio ancora. L'approccio di Luther, prima ancora che garantista, è pregiudizialmente ostile al fanatismo della guerra santa, non si stanca di affermare la distinzione fra stupratori di minorenni e pedofili (amanti dei fanciulli), per quanto il confine della violenza sia dato dalla debolezza del soggetto: i bambini. Ma la vera debolezza, sostiene il perfido Luther, starebbe altrove, nell'istituzione familiare, "pilastro della morale cristiana e della società capitalistica", e perciò condannata ad una fine traumatica, legata com'è a doppio filo (o nodo scorsoio) alle sorti declinanti del lavoro salariato. Rimettendo in ordine gli appunti, Luther riprende vari testi già apparsi su Zero in condotta, a proposito dei cosiddetti Bambini di Satana. La vicenda bolognese, conclusasi com'è noto con l'assoluzione degli imputati, ha proceduto per oltre un anno sulla linea retorico-giudiziaria dell'equivalenza fra satanisti e pedofili. Equivalenza che qualcuno, inascoltato, negava: Luther riproduce la lunga lettera che ci venne spedita da William Andraghetti, pedofilo dichiarato e già condannato a 4 anni di carcere, con la sua disperata convinzione per cui "per alcune categorie di imputati, ieri la banda dei pedofili e oggi la banda dei satanisti, non ci sarà mai vera giustizia e nessuna tutela". Troppo mostri, troppo repellenti, troppo 'sporcaccioni' per meritarla. Riletti oggi, certi articoli apparsi sulle cronache bolognesi del Resto del Carlino, spingono verso soglie impensabili il comune senso del ridicolo. Lo stesso Luther, nel [commentare il] ritardo con cui si dedicò alla vicenda, ammette: "sottovalutiamo la portata della montatura contro Dimitri, che consideriamo nulla più che un mentecatto, un parente metallaro di Otelma e del Mago di Arcella". La tecnica lutherana non è la classica controinformazione, "il cercare di ristabilire la verità. Al contrario, vuole "spingere le cose al limite fare della logica propria del sistema l'arma assoluta. Omeopatia mediatica", la chiama. Depista, diffonde voci assurde, prove false, mitomania a puntate: gli spacciatori di indignazione ci cascano sempre. Gli abusi sessuali sui minori erano già stati indagati negli Stati Uniti (paese anticipatore per definizione), verificando psicosi infondate, una sindrome isterica (False Memory Syndrome) nella quale i bambini venivano di fatto istruiti a mentire e strumentalizzati: la vera e propria *circonvenzione di minori* era fatta da psicologi e inquirenti, che volevano sentirsi dire ciò che già stava nelle loro teorie. Quando il meccanismo repressivo può avviarsi, il vero obiettivo, secondo Luther, non è circoscritto ai fatti specifici, "sono in realtà tutte le libertà sessuali e individuali". Una tesi che chi leggerà questo libro troverà convincente, o almeno disturbante. Mentre si fa strada la teoria della castrazione chimica dei pervertiti, Luther cita Le Monde Diplomatique" "perché non riaffermare che ogni desiderio è morboso e destinato alla terapia quando non è definito in anticipo dalla norma sociale?". Il lettore resterà libero di trovare abbietto il mercato delle pornocassette, o del turismo sessuale; forse continuerà a disprezzare la pedofilia tout court; ma sarà almeno spinto a distinguere i fenomeni e a porsi la classica domanda ('A chi giova?') di fronte all'imponente rilievo assunto dai presunti reati contro i minori. Che ci sia qualcosa che non torna lo dimostrano proprio i dati nordamericani, dove quasi il 90% dei processi si è concluso con la completa assoluzione degli imputati: e non si parla di poche decine di persone, ma di 2 milioni in meno di dieci anni. Il lettore sarà pure spinto a dubitare dell'efficacia della recente Legge "contro la prostituzione e la pornografia minorile", approvata a larghissima maggioranza, quella che prevede, come ha fatto notare Lietta Tornabuoni sulla Stampa, che pure il possesso, in casa propria, di una foto o di una videocassetta, più o meno porno, può essere punito penalmente. La periferica Bologna è stata il mediocrissimo set di una puntata di X-Files, o di Millennium se preferite. Questo giornale ha sostenuto e diffuso la campagna garantista contro il giudizio sommario di colpevolezza già attribuito ai satanisti. Senza avere nessuna simpatia per i satanisti, com'è ovvio. Consapevoli di quanto la presunzione di innocenza sia più difficile, e tanto più necessaria, quando l'oggetto del reato è così sovraccarico d'isteria e di orrore. Continuiamo a chiederlo con le stesse parole: "E' possibile essere garantisti, quando gli imputati si chiamano Bambini di Satana?". § Da "Repubblica" di lunedì 1 dicembre 1997: Pedofilia attenti agli isterismi Il nuovo Luther Blissett di Bernardino Campello Luther Blissett è il massimo esperto di beffe massmediatiche. Ma non poteva certo immaginare che questo suo libro provocatorio e difficile (Lasciate che i bimbi, Castelvecchi pagg. 175, lire 18.000) sarebbe arrivato in libreria proprio a ridosso dell'omicidio di Silvestro Delle Cave. Così il volume, che ha come tema proprio la pedofilia, è un salutare antidoto all'isteria collettiva che, dopo un caso così grave ed evidente, ha preso l'intero universo della comunicazione. Nel paese che ha visto la sconvolgente vicenda di Lanfranco Schillaci (un padre accusato ingiustamente di un terribile abuso sulla figlia e "condannato" da una stampa colpevolista) libri di questo genere vanno meditati con molta attenzione. Un dato è riportato con dovizia di particolari nel testo: chi si ricorda di Marco Dimitri, leader della setta dei bambini di Satana, arrestato il 1 gennaio 1996, tenuto in carcere per oltre un anno prima di un procedimento dove verrà processato con l'accusa di violenza carnale e con quella, molto più infamante, di aver costretto un bambino di tre anni a un rituale satanico? Probabilmente in pochi. E ancora meno persone sanno che dopo questo accanimento "giudiziario" Dimitri è uscito assolto dalle accuse. Il libro mette a confronto questo caso con ciò che è avvenuto negli Stati Uniti negli ultimi quindici anni. Dove satanismo e pedofilia, secondo un copione che a Bologna si è ripetuto, vanno ormai da anni di pari passo. Una vicenda per tutte. California 1983; Ray Buckey, 25 anni, assistente part time in una scuola, viene accusato da una signora di trent'anni di aver molestato suo figlio. Nonostante l'assenza di prove, Ray viene arrestato e sottoposto a un processo da Guinness dei primati: sei anni, quindici milioni di dollari spesi, una martellante campagna per estorcere false confessioni ai bambini (una molestia reale) con il risultato di un'assoluzione da ben 52 capi d'accusa. E ancora, i ciarlatani che hanno creato la Recovered Memory Therapy, una terapia che consiste nel far rivivere ricordi ai pazienti, quasi sempre di abusi subiti nell' infanzia. Una tecnica così diffusa che alcuni psichiatri hanno individuato la cosiddetta sindrome da falso ricordo. Le vittime di questa sindrome (vittime giudiziarie) sono solitamente genitori che si trovano da un momento all'altro accusati di crimini tremendi tanto che è stato creato il gruppo "Vocal", Victims of child abuse law (vittime della legge sugli abusi sui bambini). Alcuni dati: l'ottantotto per cento delle accuse di violenze sui bambini si rivelano (ufficialmente) infondate; nel 1993 sono state avanzate 2.300.000 accuse di violenze su bambini, ben 2.020.000 erano false. Il libro è pieno di dati simili, sconvolgenti. Ed è questa la sua parte migliore. Vi sarebbe da eccepire su un altro aspetto. E cioé su un atteggiamento che ad alcuni potrà sembrare ambiguo nei confronti della pedofilia vista come pratica "teoricamente" lecita. Un libro del genere avrebbe dovuto limitarsi all'aspetto "scientifico" per non offrire il fianco alle critiche che inevitabilmente si attirerà. § da: "Il sole 24 ore" di domenica 25 gennaio 1998: Luther Blissett, un nome per tutti di Chiara Somajni [...] Una vicenda che mostra a quali errori possa condurre l'ossessione per la pedofilia e la voglia di vendetta, specie se la smania è alimentata dalla voglia di scoop della stampa. Non ci sono intenti giustificatori per la violenza e l'abuso sui minori, certo, solo un invito al buon senso e alla cautela, e una messa al bando della logica perversa del capro espiatorio. (Così ad esempio vengono riportati alcuni casi americani degli scorsi anni che misero in luce come gli interrogatori condotti su bambini per verificare se essi avessero o meno subito violenza, potessero indurre i bambini a sostenere quanto suggerito, cioé il falso, trasformando lo stesso interrogatorio in strumento aggressivo). Il volume si apre con una serie di testi estratti dalla stampa e montati con la tecnica del cut-up in voga negli anni Sessanta [...] tecnica squisitamente affine al gusto per l'antiautorialità di Luther Blissett e dei suoi simili: non è infatti l'unico nome multiplo attualmente disponibile; esiste ad esempio anche un "Magazine of Multiple Origins": "Fama". Su Internet, naturalmente, la rete che da potenzialmente la parola a ogni punto pensante della terra, secondo (almeno in teoria) criteri paritetici e non gerarchici. On-line è già disponibile il libro di Luther Blissett, perché questo è un nome "no-copyright": il che significa che chiunque può usarlo, riprodurne e distribuirne a piacimento le opere con rudimentali fotocopiatrici e sistema postale o per via informatica. Altrettanto vale per titoli fuori diritti per anzianità (ci sono volontari che con grande generosità e spirito umanistico spendono il proprio tempo a trascriverli, speriamo con precisione non inferiore agli antichi copisti). Proprio nella possibilità data a chiunque di prendere la parola, di firmarsi con il proprio nome o di inventarsi le proprie generalità, di sostenere tanto il "vero" quanto "il falso", di copiare, inventare, manipolare l'informazione, è il punto di forza e il limite di Internet, in se stesso enorme opera collettiva. Questo consente di far circolare informazioni sgradite o ignorate dai canali ufficiali: ma al tempo stesso però crea la necessità di referenti, di qualcuno che si prenda la briga e si assuma la necessità della verifica delle informazioni. Un filtro credibile, insomma, qualunque cosa per credibile si intenda, poiché anche qui può essere questione di gusti. A chi e a che cosa credere altrimenti, di fronte alla gran mole di notizie reperibili su Internet: a Luther Blissett? 3 Aldo Busi, altri abusi e noi Comunicato stampa di Luther Blissett, 22 gennaio 1998 ALDO BUSI TRASCINA IN PRETURA L'EDITORE CASTELVECCHI, CALUNNIA LUTHER BLISSETT , CHIEDE IL SEQUESTRO DEL LIBRO LASCIATE CHE I BIMBI E 300 MILIONI DI RISARCIMENTO Questa mattina, 22 gennaio 1998, un pretore romano deve decidere la sorte del libro di Luther Blissett Lasciate che i bimbi. Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe (Castelvecchi, 1997). Si tratta, come dice la quarta di copertina, di una controinchiesta "sulle ingiustizie subite da tanti adulti imprigionati sulla base di voci o di semplici sospetti, e dai tantissimi bambini torchiati e manipolati affinche' dicessero ciò che le autorità volevano sentirsi dire". "un salutare antidoto all'isteria collettiva che [dopo il caso di Silvestro Delle Cave] ha preso l'intero universo della comunicazione [...] libri di questo genere vanno meditati con molta attenzione." (B. Campello, La Repubblica, 1 dicembre 1997) Lo scrittore Aldo Busi, a cui si deve questa bizzarra iniziativa, afferma di non essere stato avvisato dell'inclusione, nell'appendice documentaria di Lasciate che i bimbi, di un suo articolo già apparso sulla rivista gay Babilonia nel novembre '96. Quest'affermazione è falsa in quanto già nell'estate '97 gli anonimi autori del libro ne presentarono a Busi il testo integrale. Busi rispose con una lettera autografa datata 13/9/97, esprimendo un (moderato) apprezzamento. Questa lettera, che dovrebbe valere a tutti gli effetti come un'autorizzazione, verra' prodotta da Castelvecchi durante l'udienza. Ma l'avvocato di Busi si spinge ben oltre, e scrive che lo pseudonimo collettivo "Luther Blissett" è "universalmente conosciuto" e "utilizzato" per coprire il traffico telematico di pornografia infantile, accennando a certo "materiale figurativo" non ben specificato, il che oltre ad essere platealmente falso, è un patetico tentativo di influenzare il pretore, presentando la controparte come una losca setta di maniaci. Esistono una copiosissima rassegna-stampa e una lunga produzione telematica-editoriale a dimostrare che il nome multiplo è da diversi anni ben conosciuto per azioni di "spiazzamento cognitivo" e "terrorismo culturale"del tutto estranee alla questione-pedofilia. Busi, sempre per mano del suo avvocato, afferma di avere subito "danni patrimoniali e materiali" da questa vicenda, il che è assurdo: le sue posizioni libertarie contro l'isteria di massa sulla pedofilia le ha dette e ripetute davanti a milioni di telespettatori, le ha scritte su Babilonia e su Il Manifesto, le ha ribadite in interviste rilasciate a tutta la stampa nazionale. In che senso e in che modo Blissett lo avrebbe "moralmente" danneggiato? Ristampando un suo testo in appendice ad un libro da 2000 copie, quando milioni di italiani hanno sentito le stesse cose dalla sua viva voce? Secondo Busi, Blissett avrebbe decontestualizzato il suo articolo, che "affrontava il tema della omosessualità e non quello della pedofilia". Questo è ridicolo, chiunque legga quel testo (peraltro intitolato "Scusi, mi dà una caramella?") capirà istantaneamente di cosa parla. Secondo Busi, l'associazione della sua immagine con quella di Blissett "non può che peggiorare il suo rapporto con editori, pubblico o lettori già acquisiti o potenziali". Se fosse questo il punto, basterebbe far notare che non vi è stato alcuno sfruttamento dell'immagine di Busi: al suo articolo non è stato dato alcun particolare risalto nel contesto del libro, e l'editore non ha apposto nessuna fascetta editoriale del tipo: "con in appendice un saggio di Aldo Busi". Ma il punto non è questo. Secondo noi è proprio questa frase a rivelare chi e cosa sta dietro una scelta insensata, carabinieresca e in una certa misura "fratricida". Busi, dopo essersi esposto su un tema così controverso, deve avere subito pressioni dai suoi editori o da chi per essi e/o tramite essi. E così, per non sembrare troppo estremo agli occhi dei lettori nazional-popolari, e soprattutto per timore di ripercussioni sulla sua forza contrattuale nel mondo dell'editoria, questo Grand'Uomo se la prende coi pesci piccoli dell'editoria. Brutta fine. Per quanto riguarda i "danni materiali", il cui risarcimento viene quantificato nell'iperbolica, spropositata cifra di 300 milioni, ribadiamo che Busi era al corrente dell'operazione. Ma tant'è: quest'esoso figuro vuole la grana, e non contento chiede anche il sequestro del libro dalle librerie di tutta Italia. Se costui vincesse, un libro già "maledetto" (anche se ben accolto dalla critica meno allineata) scomparirebbe dagli scaffali, sequestrato dalle forze dell'ordine. Scagliandosi contro una delle poche, flebili voci critiche nei confronti delle istigazioni politico-mediatiche a linciare i "pedofili", nuovi capri espiatori di una società che dei bambini se ne fotte, il piccolo signor Busi - dopo qualche capriccio d'artista - si è definitivamente allineato alla gesuitica Realpolitik di questo paese, unendosi entusiasticamente alla caccia alle streghe. La posta in gioco è la libertà d'espressione. State pronti a darvi alla macchia. -§- TESTO INTEGRALE DELL'ESPOSTO DI BUSI PRETURA DI ROMA RICORSO EX ARTT. 166 E SEGG. L. 633741 PER SEQUESTRO CONSERVATIVO EX ARTT. 671 [illeggibile] RICORSO EX ART. 700 c.p.c. Il dott. Aldo Busi di Montichiari, qui assistito dall'Avv. Danilo Vecchiatti di Milano - V.le Corsica 43 e in unione e disgiuntivamente dall'Avv. Daniela Lo [illeggibile] - per delega a margine del presente atto premesso 1) L'editore Castelvecchi Editoria e Comunicazione Srl. di Roma via Visso 12/14 ha pubblicato un libro chiamato "Lasciate che i bimbi", dal sottotitolo "Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe", del quale risulta essere l'autore tale "Luther Blissett". 2) La pubblicazione costituisce un intervento letterario che, in base a quanto si legge nell'introduzione del libro, e all'esame del suo contenuto, pare voler sostenere che le accuse mosse alla pedofilia costituiscano sempre, o comunque in buona parte, un pretesto per porre in essere, da parte di alcuni centri di potere, ad [sic] una vera e propria "caccia alle streghe". 3) In tale pubblicazione, i cui capitoli paiono essere riconducibili talvolta a "Luther Blissett", e talvolta ad altri soggetti più o meno sconosciuti, viene inserito uno scritto di Aldo Busi, alle pagine 111 e seguenti, dal titolo "Scusi, mi da' una caramella?". 4) Al termine di questo scritto del dott. Busi si legge testualmente: "da &laqno;Babilonia", settembre 1996. Ripubblicato per gentile concessione della rivista." 5) Si impone a questo punto una premessa: come il libro in questione specifica solo alla fine, "Luther Blissett" non è uno scrittore, o comunque un uomo definito, ma un nome di fantasia utilizzato da parte di chi voglia scrivere o trasmettere in altro modo il proprio pensiero mantenendo comunque di fatto l'anonimato. 6) Di fatto però, lo pseudonimo "Luther Blissett" è universalmente conosciuto, e utilizzato, specialmente via "Internet", per la trasmissione di informazioni e materiale (anche figurativo, non solo letterario) riguardante la pornografia e la pedofilia. 7) Il dott. Aldo Busi, che non condivide e comunque non vuole essere associato né all'una né all'altra di tali manifestazioni, non ha mai autorizzato l'editore Castelvecchi ad inserire nel libro in esame il proprio scritto che, tra l'altro, è stato precedentemente pubblicato da "Babilonia" (sia pure senza alcun contratto autorizzativo) in altra epoca, altro contesto, altra situazione socio culturale. 8) Il dott. Busi non ha mai autorizzato la rivista "Babilonia" a cedere a terzi il diritto di pubblicare il proprio articolo, né "Babilonia" avrebbe mai potuto farlo, in quanto neppure tale rivista possiede un diritto di pubblicazione o utilizzazione economica, né come editore né per altro titolo. 9) Interpellati sui fatti sin qui esposti, peraltro, i responsabili della rivista "Babilonia" hanno affermato di non avere mai autorizzato l'editore Castelvecchi a pubblicare alcunché... 10) La pubblicazione da parte della Castelvecchi dello scritto del dott. Busi nuoce gravemente allo stesso sia sotto il profilo patrimoniale che sotto quello morale. 10A) Sotto il profilo morale in quanto, per il diverso contesto in cui lo stesso viene inserito, esso viene snaturato rispetto alla originaria pubblicazione, che affrontava il tema della omosessualità e non quello della pedofilia. In tale modo lo scritto sembra venire motivato dalla volontà di difendere la pedofilia, anche perchè inserito in una più vasta opera (il libro della Castelvecchi) nella quale, pur rappresentando lo scritto del dott. Busi l'unico inserto caratterizzato dalla notorietà e autorevolezza dello scrittore, esso viene arbitrariamente inserito in un più vasto contesto dell'opera che pare in qualche modo, se non diretto a difendere la pedofilia, quantomeno a criticare chi la censura. Inoltre Lo pseudonimo "Luther Blissett" è conosciuto da una rilevante percentuale degli "uomini della strada" e dalla quasi totalità degli intellettuali come attribuibile e comunque associabile a chi si occupa attivamente di pornografia e pedofilia. 10B) Deriva di conseguenza al dott. Busi un gravissimo danno di immagine che oltre a colpirlo sotto il profilo morale, lo colpisce patrimonialmente, poichè l'associazione della immagine del dott. Busi con queste "situazioni" non può che peggiorare il suo rapporto con editori, pubblico o lettori già acquisiti o potenziali in genere. 11) Aldo Busi è conosciuto dal grande pubblico non solo come scrittore ma anche come critico letterario e di costume, ed opinionista in giornali e trasmissioni radiofoniche e televisive. La diffusione nuoce e reca quindi gravissimo e irreparabile danno al dott. Busi, deteriorando il suo rapporto con i lettori, gli editori, il suo pubblico acquisito o potenziale. Il danno è evidente sia sotto il profilo patrimoniale che sotto quello morale e comunque di autore. Il dott. Busi si vede infatti leso nei suoi diritti di autore, nel diritto di utilizzazione economica dell'opera e nel diritto morale relativo al diritto di autore. Quanto sopra premesso CHIEDE nei confronti della Castelvecchi Editoria e Comunicazione Srl. di Roma - via Visso 12/14 - in persona del legale rappresentante pro tempore: - Poichè appaiono sussistere gli estremi previsti dalla legge per la concessione del sequestro conservativo anteriore alla causa di merito, che previi tutti gli incombenti di legge venga disposto su tutto il territorio nazionale il sequestro del libro pubblicato dall'editore Castelvecchi. - Che vengano adottati in via d'urgenza i provvedimenti cautelari idonei a impedire la ulteriore pubblicazione, commercializzazione e diffusione del libro di cui trattasi. - Che venga disposta la pubblicazione di una dichiarazione di smentita che chiarisca la assoluta estraneità del dott. Busi alla pubblicazione del libro in questione e la illegittimità della utilizzazione e della pubblicazione del libro medesimo. Il tutto inaudita altera parte ovvero in subordine previa integrazione del contraddittorio. In ordine alla successiva causa di merito, oltre alla conferma delle conclusioni che precedono si preannuncia che si assumeranno le seguenti ulteriori CONCLUSIONI Condannare parte convenuta al risarcimento dei danni patrimoniali e morali subiti dall'autore nella misura di lire 300.000.000 e in quella anche diversa, maggiore o minore, che risultera' di giustizia. Si richiedono i seguenti accertamenti in via istruttoria: assunzione di informazioni testimoniali sui fatti di cui alla premessa, salvo migliore capitolazione. Testi (con espressa riserva di altri indicamenti): Dott. Edoardo [Lomuoio?] di Milano; responsabile rivista Babilonia. SI PRODUCE: 1 estratto libro "Lasciate che i bimbi" di Luther Blisset [sic] - editore Castelvecchi con riserva di produzione della copia integrale. Milano - Roma Avv. Danilo Vecchiatti [segue firma autografa] [timbro: DEPOSITATO IN CANCELLERIA - Roma, 23 DIC 1997] -§- Comunicato di Luther Blissett, 23 gennaio 1998 CHIAMATEMI PODOBNICH Fine primo tempo: Blissett 1 - Busi 0 Il pretore Bonaccorsi ha respinto la richiesta di sequestro del libro, gli avvocati di Busi non hanno prodotto nessuna documentazione a sostegno di quanto affermato nel loro ricorso, e Busi ha dato in escandescenze in aula quando è stata prodotta la sua lettera del settembre '97: si era dimenticato di averla scritta, e ha ammesso di NON aver letto il dattiloscritto che LB gli aveva consegnato. I suoi avvocati hanno drasticamente abbassato la richiesta di risarcimento da 300 a 40 milioni. La prossima udienza si terrà ad aprile. Quello che segue è l'atto dell'Avv. Pamela Schimperna, rappresentante della Castelvecchi, in cui il ricorso della controparte è stato metodicamente demolito, punto per punto. Vale la pena leggere questo kilometrico atto perché 1) è frequentemente divertente, soprattutto quando compare il misterioso "signor Podobnich" (Busi si è lamentato di doversi "scontrare coi fantasmi"!) e 2) perchè è una testimonianza di come il linguaggio del diritto fatichi a descrivere un concetto come il multiple name, che del resto è nato proprio per mettere in crisi concetti come l'Identità e l'Individuo, presupposti concettuali del diritto. Nondimeno, i punti II.3 e II.4 dell'atto sintetizzano mirabilmente quali sono i principali vantaggi di un nome multiplo. Avvertenza: possono sembrare politicamente scorretti i crudi riferimenti all'omosessualità come "argomento forte", l'accezione quasi 'zoologica' che viene più volte data all'espressione "gli omosessuali" e qualche altra cosetta del genere - il punto è che il linguaggio giuridico è per sua stessa natura autoritario e catalogante, c'è poco da fare se non continuare a contestare i rapporti di forza tra le classi, di cui il diritto è solo un'ipostatizzazione (azz!). PRETURA CIVILE DI ROMA Sez.I - G.I. Dott. Bonaccorsi UDIENZA DEL 22 GENNAIO 1998 [segue la presentazione delle due parti in causa] COMPARSA DI COSTITUZIONE E RISPOSTA [...] Si costituisce con il presente atto la soc. Castelvecchi Editoria e Comunicazione Srl. come in epigrafe rappresentata, difesa e domiciliata, per contestare parola per parola, punto per punto, l'avversario atto, le domande e le eccezioni nello stesso contenute e le conclusioni che dallo stesso se ne vogliono far discendere. FATTO I La totale inveridicità del contenuto dell'atto avversario verrà provata documentalmente in tal sede. E' necessario precisare e rettificare quanto infondatamente in fatto, prima ancora che in diritto, è scritto nell'atto avversario. II 1) - Non è vero che "Luther Blisset", autore del libro pubblicato dalla Castelvecchi Srl è uno pseudonimo conosciuto per trasmettere informazioni riguardanti la pedofilia e la pornografia. 2) - Vero è, invece, che lo pseudonimo "Luther Blisset" altro non è che lo pseudonimo di un "movimento internazionale" che interloquisce con i massmedia ([illeggibile] una pluralità di persone che scrivono su vari ed attuali argomenti) ed è noto a questi ultimi, oltre che "a tutti i lettori", principalmente "per iniziative culturali e pubbliche" per la trasmissione di informazioni e materiale letterario e figurativo, come "documentalmente" si dimostra depositando una copiosissima rassegna stampa (Doc. 5) 3) - Luther Blisset è un nome multiplo, ovvero uno pseudonimo con la caratteristica particolare di poter essere adottato da chiunque desideri farlo. Questa caratteristica ha permesso che il nome si diffondesse in contesti molto diversi. Grazie a questa caratteristica infatti chi lo adotta può godere della fama che ha accumulato per garantirsi spazi di pubblicità che non avrebbe il proprio nome. Contemporaneamente, nel momento in cui viene usato questo pseudonimo si contribuisce ad aumentarne la fama. 4) - L'utilizzo di questo pseudonimo garantisce dunque l'accesso ai media ad idee poco convenzionali, ma non risulta di alcuna utilità per chi desideri un successo individuale. 5) - Poichè non c'è alcun vincolo all'utilizzo di questo nome, raramente le persone che lo utilizzano si conoscono personalmente. Molti usano lo pseudonimo una sola volta, altri piu' spesso. 6) - Il nome Luther Blisset è quello di un calciatore inglese di colore che negli anni ottanta vestì anche la maglia della nazionale, ma che approdato in Italia nella stagione 83-84 (nella squadra del Milan) diventò celebre per la sua capacità di fallire occasioni da goal favorevoli. 7) - Spesso lo pseudonimo è stato utilizzato per veicolare notizie improbabili ai danni della stampa, con lo scopo di metterne in ridicolo il funzionamento, o per mettere all'attenzione dell'opinione pubblica particolari argomenti. I temi che con questo nome sono stati trattati sono infiniti sebbene una particolare attenzione sia rivolta alla comunicazione (internet, massmedia, arte, etc). 8) - Oltre ad una mole di articoli, interviste, lettere pubblicate dai giornali, spesso con quel nome alcune persone hanno partecipato a trasmissioni radiofoniche e televisive di importanza nazionale (TV7, Target, Mediamente, etc) 9) - Inoltre la trasmissione televisiva "L'Altromondo", in onda tutti i giorni su TMC2, ha adottato per qualche mese Luther Blisset come testimonial invisibile la cui voce lanciava proclami sulla comunicazione digitale. 10) - Con lo pseudonimo di Luther Blissett sono stati pubblicati in Italia già un CD musicale e n. 5 libri, uno dei quali nel 1996 dall'editore Mondadori nella collana Oscar, mentre ne è annunciato uno per l'editore Einaudi. * * * * * Nel libro edito dalla Castelvecchi, "Lasciate che i bimbi" (Doc.6) "per la prima volta" l'autore "Luther Blisset" affronta il tema ormai attualissimo della pedofilia, e non di certo per difendere un fenomeno terribile e come tale indifendibile, bensì per sostenere che la crociata di massa svolta contro il fenomeno stesso possono sfociare spesso in clamorosi errori o forme collettive di paranoia (vedasi ultimo caso di cronaca che ha visto come protagonista un uomo che fotografava un bambino fuori scuola, rivelatosi essere poi il nipote, a cui il nonno scattava una foto ricordo del primo giorno di scuola). La finalità del libro è quella di mettere in guardia da un esasperato intervento dei media nell'enfatizzare i fatti di pedofilia ed è rivolta a evidenziare come la diffusa psicosi su detto argomento sia spesso fonte di clamorosi errori, "in primis da parte dei media stessi". Questa è la finalità del libro, come emerge da alcune rassegne stampa sullo stesso pubblicate su Repubblica e sulla Stampa, con critiche positive per il libro (Doc.6). Tanto emerge dalla lettura del libro e "tanto è noto al Dott. Busi", intelligente scrittore, che ha 1) letto il libro prima ancora che fosse pubblicato, 2) "dato il suo consenso" all'inserimento del suo articolo nel libro "Lasciate che i bimbi" (Doc.4). III Nell'ambito di questo libro edito dalla Castelvecchi in cui l'autore ha condotto un'indagine sulle svariate inesattezze giornalistiche che hanno accompagnato eclatanti casi di pedofilia, vengono inserite nell'appendice (pagg. 109 e segg.) opinioni sul tema rese da tre autori riportati in: "Appendice A: Pedofilia: "gli altri pareri"". Uno di questi pareri è quello espresso per l'appunto sull'argomento dal dott. Busi. Nelle pagine da 111 a 119, "come documento", è inserito nell'appendice di "altri pareri sulla pedofilia" un articolo "scritto e firmato" da Aldo Busi e pubblicato (citato come fonte in calce allo stesso, pag. 119) sulla rivista "Babilonia". C'è da precisare, per contrastare quanto esposto dalla controparte al punto 7 del ricorso, che la rivista "Babilonia" è nota per essere la rivista ufficiale dei gay (omosessuali). Lo scritto riguardante la materia della pedofilia, apparso a firma di Aldo Busi nel 1996 sulla rivista Babilonia, rivista ufficiale - si ripete - degli omosessuali, viene riportato l'anno successivo, il 1997, nel libro edito dalla Castelvecchi nell'ambito dell'indagine svolta sulla materia. L'articolo viene inscritto nell'appendice e dunque come documento afferente ad "altri pareri" laddove sono riportati tre pareri di illustri scrittori, uno dei quali è appunto Aldo Busi. Il dott. Busi ha autorizzato l'inserimento del suo articolo nel libro "Lasciate che i bimbi". Tanto emerge da una lettera redatta e "firmata in via olografa da Aldo Busi", indirizzata a R. Podobnich che altro non è che uno degli autori qualificatosi con tal nome che si cela sotto lo pseudonimo di "Luther Blisset" (Doc. 4). Infatti l'autore dopo aver indicato la fonte di provenienza dell'articolo (pag.111 del libro - rivista "Babilonia"), in occasione di un convegno tenuto da Aldo Busi a Bologna, qualificatosi per l'appunto sig. Podobnich, consegnava personalmente a Busi una copia del dattiloscritto "Lasciate che i bimbi" chiedendo allo stesso l'autorizzazione all'inserimento del suo articolo in appendice, oltre ad un suo parere sul libro. Nella lettera datata 18-09-97 il sig. Aldo Busi, dopo aver letto l'opera nella quale era inserito il suo articolo già apparso su Babilonia, scriveva ed inviava all'autore "Luther Blissett" (indicato come sig. Podobnich) il suo parere sull'opera, consigliandogli altresi' il nominativo di un editore (Feltrinelli). Pertanto Aldo Busi ha dato il suo consenso all'inserimento del suo articolo nel libro "Lasciate che i bimbi", edito dalla Castelvecchi, addirittura "scritto, sottoscritto in via olografa", indirizzandolo con busta olografa all'autore. L'opera è stata pubblicata verso la metà di Novembre dalla Castelvecchi Srl e dunque "due mesi prima", in data 18-09-97, è stata concessa l'autorizzazione (Doc.4). Come noto sul punto la giurisprudenza costante ritiene che non esiste lesione di immagine se l'interessato ha manifestato "per facti concludendi" il suo consenso (Trib. Verona 17-09-90 Cit. in Dir. Inform. E Informatica 1990). * * * * * Non si comprende altresì l'eccezione quale sia l'"altra epoca" - riferita da controparte - in cui lo scritto è inserito stante il fatto che l'articolo di Busi su Babilonia è apparso nel 1996 e l'analogo articolo è riportato in appendice come documento nel libro edito dalla Castelvecchi soltanto l'anno successivo, il 1997. Non si comprende ancora quale sia l'altro contesto socio-culturale in cui lo scritto si inserirebbe rispetto alla rivista "Babilonia". La situazione socio-culturale, se con ciò ci si intende riferire al contesto nazionale, è la medesima. Il contesto in cui la pubblicazione si inserisce appare, anch'esso, sempre il medesimo. Vi è, forse, una differenza: la rivista "Babilonia" è diffusa prevalentemente in un ambito ristretto di lettori: gli omosessuali; il libro della Castelvecchi, non essendo circoscritto ad una fascia limitata di lettori, si rivolge invece ad una vasta gamma di pubblico interessato ad approfondire argomenti di attualità oggetto quotidiano di dibattiti sia televisivi che su carta stampata. Pertanto è stato documentalmente provato nel presente giudizio che il libro della Castelvecchi "non è di certo" un libro: A) Scritto da un autore noto per trattare argomenti di pedofilia, anzi questa è la prima opera che "Luther Blisset" scrive sul tema della pedofilia (Doc. 5 - inerente gli scritti di Luther Blisset); B) finalizzato a difendere violenze indifendibili, non difendendo di certo il libro i pedofili e la pedofilia (Doc. 8 - rassegna stampa sul libro); C) L'editore non ha affatto inserito uno scritto di Busi in un contesto diverso da quello nell'ambito del quale l'articolo fu scritto; D) L'articolo e' stato inserito come documento nell'ambito dell'appendice "Altri pareri sull'argomento"; E) Busi ha preventivamente autorizzato l'inserimento di detto articolo nel libro "Lasciate che i bimbi", leggendo il testo integrale del libro (Doc.4). * * * * * IV. Appare preliminare, in fatto, provare altresì che alcun danno di immagine ha ricevuto il dott. Busi dall'inserimento in appendice di un articolo da lui redatto e la cui pubblicazione e' stata dallo stesso autorizzata, il dott. Busi non ha nè avrebbe potuto ricevere, nè potrà ricevere alcun danno dalla pubblicazione de quo. "Non esiste il danno di immagine". 11) - Come noto, Aldo Busi, intelligente e stimato scrittore, deve la sua notorietà al fatto di essere un intellettuale indipendente nei giudizi. 12) - Fatta questa indispensabile premessa è noto che Busi diventò famoso per scritti "forti", vertenti su argomenti forti, ad esempio sull'omosessualità, ed è famoso come scrittore gay essendosi tra l'altro sempre dichiarato tale. 13) - Busi si è esposto più volte a titolo personale e pubblicamente su questioni scabrose come la pedofilia, motivo per il quale ha acquisito la sua fama di personaggio spregiudicato, moralmente libero ed anticonformista. 14) - In merito all'argomento pedofilia Busi ha sempre sostenuto, in pubblico, tesi molto impopolari. 15) - Di recente, come noto, lo stesso Busi ha trattato più volte, anche in televisione, l'argomento della pedofilia esprimendo sul tema giudizi molto personali, particolari e controcorrente. 16) - Circa un anno fa, durante la trasmissione "Maurizio Costanzo Show" Aldo Busi, ospite di Costanzo, prese una posizione del tutto particolare sulla pedofilia riportando proprio quanto dallo stesso scritto sull'articolo a sua firma pubblicato su Babilonia (fatto riportato a pag. 88 del libro), riferendo tra l'altro in detta trasmissione: "Non c'è nulla di scandaloso se un ragazzo compie atti sessuali con un adulto, e semmai sono i bambini a corrompere gli adulti e non viceversa" 17) - In detta trasmissione, per quanto dal Busi espresso sulla pedofilia, vi fu un linciaggio morale dal pubblico e l'associazione teleutenti italiana, presieduta dall'ex consigliere RAI Mauro Miccio, chiese in un primo momento la sospensione dal video del "Maurizio Costanzo Show" per una settimana. In altra trasmissione andata in onda circa un mese e mezzo fa, in data 20-11-97, su Mediaset, condotta da Santoro, ospite Aldo Busi, analogamente a quanto già accaduto al Maurizio Costanzo Show, il Busi, intervistato da Michele Santoro, si è pronunciato sul tema della pedofilia in modo talmente "accondiscendente" che è stato fischiato violentemente e aggredito verbalmente dal pubblico in sala. Quanto esposto viene documentato depositando con il presente atto una rassegna stampa sugli interventi di Busi al Maurizio Costanzo Show ed al programma "Moby Dick". La rassegna concerne I quotidiani relativi al "Corriere della Sera" ed alla "Repubblica" (Doc.3). Si deposita altresì l'integrale videocassetta della puntata di Moby Dick del 20-11-97 alla quale ha partecipato Aldo Busi che, intervistato sull'argomento della pedofilia, ha, con le sue dichiarazioni, scatenato l'ira del pubblico presente in sala (Doc.2). V 19) E' documentato che alcun danno all'immagine può essere scaturito al dott. Busi in quanto lo stesso, implicitamente, non soltanto ha autorizzato l'inserimento del suo articolo pubblicato sulla rivista gay "Babilonia" nel libro edito dalla Castelvecchi, bensì "ha preventivamente letto l'intero libro" ed ha altresì elargito all'autore un elogio corredato da consigli per la pubblicazione del libro stesso (poi editato dalla Castelvecchi). VI. Nessun danno "nè morale nè patrimoniale" esiste nella fattispecie de quo. 20) - L'articolo pubblicato da Aldo Busi [...] non può "peggiorare il suo rapporto con editori, critici, pubblico e lettori" come erroneamente sostenuto da controparte nel ricorso. Che Busi sia noto al grande pubblico per temi forti e scottanti viene infatti, nel ricorso avversario, perso completamente di vista dalla controparte. Per documentare quanto da noi esposto si depositano "tutti i libri di Aldo Busi presenti in libreria", e precisamente: [segue lista di 20 titoli in ordine di pubblicazione, da "Seminario sulla gioventù" all'ultimo, avvilente "Aloha. Gli uomini, le donne e le Hawaii"]. 21) - L'immagine pubblica di Aldo Busi è nota a tutti. Le rassegne stampa che concernono le sue partecipazioni a trasmissioni televisive, i suoi continui interventi su argomenti che spaziano dal sesso alla omosessualità alla pedofilia (posizioni ormai note per averle lo stesso Busi riportate nei suoi scritti ed esternate ai massmedia), oltre alle pubblicazioni dell'autore che in tale sede vengono depositate, non possono che evidenziare "l'assoluta e totale inesistenza di una lesione dell'immagine". 22) - Aldo Busi nasce e diventa famoso come "scrittore di tematiche forti", alle quali deve la sua notorietà. Non risulta infatti che l'autore sia noto per essere uno scrittore di libri per bambini o di fumetti. 23) - Proprio per tale motivo aver inserito a titolo di documento, e "previa autorizzazione dello stesso", un suo articolo in un libro che parla di pedofilia ma il cui fine dichiarato e documentato è "mettere in guardia da un esagerato intervento dei media nell'enfatizzare i fatti di pedofilia" (riportato dal quotidiano La Stampa - doc.6) non lede nè può ledere in alcun modo "ictu oculi" l'immagine di Aldo Busi, "per il quale dette tematiche sono fonte di notorietà". * * * * * DIRITTO Alla luce di quanto sopra esposto "non esistono" i presupposti per la concessione dei richiesti provvedimenti: A) Non esiste il fumus boni iuris, infatti alcuna lesione del diritto di auotore è lamentabile dal ricorrente il quale, come documentato (Doc.4) ha: 1) "preventivamente letto", prima della messa in commercio, l'opera integrale dell'autore Luther Blissett "Lasciate che i bimbi" proprio perchè in esso era inserito il suo articolo già pubblicato [ etc. etc. ] 2)"espresso un giudizio favorevole" sull'opera, autorizzandone la pubblicazione; 3) L'immagine del dott. Busi è quella che lo stesso ha creato - in positivo o in negativo, non è un giudizio esprimibile nè in questa sede nè in altre - nel pubblico "immagine che emerge dai suoi scritti" (Doc. da 1 a 20) e pubblicamente (Doc. 2 e 3). Pertanto un suo scritto in tema di pedofilia "non contrasta" se inserito nell'ambito di un libro che ha ad oggetto proprio un'indagine su come l'argomento pedofilia viene trattato dai mass media. Non contrasta nè lede l'immagine che si ha di Aldo Busi proprio perchè sull'argomento, è ampiamente documentato in questa sede, il ricorrente è sempre intervenuto [...] Non esiste "l'attualità della pretesa creditoria" in quanto non esiste il fatto che determina o può determinare, anche eventuale, ragione di credito. Come noto non esiste lesione di immagine se l'interessato ha manifestato per facti concludendi il consenso [...] Il dott. Busi è, nella fattispecie in esame, "andato oltre i facti concludendi", ha letto l'opera [etc. etc.] Ma vi è di più. Come noto il fumo del diritto che si vuole tutelare, nell'ambito del diritto di autore, deve, ai fini dell'accoglimento del ricorso, avere una intensità maggiore di quella richiesta per il provvedimento di sequestro [...] B) "Non esiste il periculo in mora". Il primo presupposto del provvedimento atipico richiesto: "l'imminenza del danno", come documentato, non sussite [...] Il secondo presupposto della richiesta ex art. 700 cpc: l'elemento della "irreparabilità del danno", non esiste nel caso de quo. [segue un lungo passaggio tecnico - zeppo di citazioni di precedenti - atto ad illustrare quest'ultimo punto, poi svariati capoversi di riepilogo, e finalmente, le] CONCLUSIONI Piaccia all'Ill.mo Pretore adito, contrarile reiectis, "nel merito" accertare e dichiarare l'assoluta "inesistenza" dei presupposti necessari per la concessione dei richiesti provvedimenti da parte del dott. Aldo Busi, ex art. 700 cpc ed ex art. 156 l.a., nei confronti della Soc. Castelvecchi Editoria e Comunicazione Srl, e per l'effetto rigettare il ricorso, condannando il ricorrente alle spese del giudizio. "In via istruttoria" si chiede ammettersi prova per testi: sui capitoli dal n.1 al n.10, premettendo "Vero che", indicando a teste la sig. "Loredana Lipperini", giornalista di Repubblica; sui capitoli da n.11 a n.21, premettendo "Vero che", indicando a teste lo scrittore-giornalista "Giampiero Mughini" [???? :-P Ecce Bomboooo!]; su tutti i capitoli da 1 a 11, premettendo "Vero che", indicando a teste l'editore Francesco Coniglio. Roma, li 21-01-1998 Avv. Pamela Schimperna 4 M**** fa partire la causa civile TRIBUNALE DI BOLOGNA ATTO DI CITAZIONE La dr. Lucia M*****, residente in Bologna ****** ****** n. **, rappresentata e difesa dall'Avv. Nicola Alessandri e dall'Avv. Guido Magnisi, per mandato in calce al presente atto, elettivamente domiciliata presso il loro studio in Bologna, Viale Gozzadini 19 espone Nell'ottobre 1997 l'Editore Castelvecchi ha pubblicato un libro dal titolo Lasciate che i bimbi - Pedofilia: un pretesto per la caccia alla streghe. L'attrice ne ha avuto cognizione quando, a seguito di una segnalazione, ne ha acquistato una copia a Bologna presso la libreria Feltrinelli il 25 novembre 1997. Il libro, che trae spunto dai recenti fatti di cronaca relativi al processo contro il gruppo bolognese dei Bambini di Satana (processo in cui Lucia M***** è stata Pubblico Ministero), vuole essere un atto di accusa contro gli artefici di quello che viene definito una sorta di complotto tra organi di informazione e autorità inquirenti volto alla demonizzazione e repressione di ogni tipo di devianza sociale o sessuale: "una delle più vaste campagne repressive e giustizialiste degli ultimi anni, una caccia alle streghe" come a Salem (Massachusetts) 1692" (Lasciate che i bimbi, p.12). L'intento critico peraltro si trasforma in gravissime, inaccettabili e lesive accuse al magistrato inquirente. Nel testo l'immagine professionale e l'identità personale di Lucia M***** vengono distorte e falsate in modo quasi grottesco; non si tratta di una critica al suo operare di magistrato, quanto di un tentativo -(attraverso l'attacco personale, l'ingiuria, la diffamazione ed addirittura forse la calunnia) di farla apparire come il simbolo, o forse meglio la maschera, della "nuova Inquisizione". Alternando un taglio asciutto da inchiesta giornalistica allo sproloquio e all'invettiva, mescolando la ricostruzione apparentemente oggettiva della vicenda con giudizi ed elucubrazioni del tutto arbitrari, l'autore dipinge il quadro fosco di una persecuzione architettata dalla Curia di Bologna a danno di un gruppo di innocenti satanisti. Lucia M***** ne sarebbe stato il braccio secolare, e l'autore del libro la descrive come perfettamente calata nella parte: intollerante, mentalmente instabile, cinica, assetata di potere e di popolarità, pronta ad usare ogni mezzo ed espediente per distruggere moralmente (e se potesse anche fisicamente i suoi antagonisti. Lucia M***** occupa "la prima fila dei fomentatori d'odio e degli strateghi della tensione" (Ibid..., p. 39): "personaggio assetato di protagonismo e di luci della ribalta" (Ibid..., p. 24), "rilascia interviste e dichiarazioni allarmistiche un giorno si e l'altro pure". (ibid.., p. 39) per "dare l'idea di una Bologna sotto assedio, alla mercé di satanisti in clandestinità pronti a sabotare la sua inchiesta. Questo affinché i media la rappresentino come una prode Giovanna d'Arco" (Ibid..., p. 42). Non solo: Lucia M***** avrebbe tenuto una condotta spregiudicata ed apertamente illegale e vessatoria nei confronti degli imputati sia nella fase delle indagini preliminari che in quella dibattimentale. I testi chiave a carico dei Bambini di Satana sarebbero stati manipolati dal PM, pronta ad "incanalare e strumentalizzare" il rancore sentimentale dell'ex fidanzata di uno degli imputati per farle "vomitare un fiume in piena di particolari incredibili" (Ibi, 4., p.30), ad indurre la stessa teste a simulare un malore durante il dibattimento per impedire alla difesa di interrogarla (Ibid..., p.50), a shockare e strumentalizzare un bambino per indurlo a dire di essere stato vittima di atti di libidine durante una messa nera (Ibid..., p. 48 e cfr.. p. 30 e 31). Sempre per fini illeciti ed inquisitori (così la ricostruzione fatta da Luther Blisset) agli imputati sarebbe stato tra l'altro vietato di comunicare tra loro e di rilasciare dichiarazioni alla stampa. E via così, di calunnia in insulto ("magistrato arrivista" [Ibid. p. 30], "personaggio odioso e insopportabile" [Ibid., p. 43], "Torquemada" [Ibid.]) sino all'invettiva finale: "Via, a la poubelle de I'histoire! M*****, odiosa e gracchiante viceprocuratora, ha regalato al mondo uno dei più gravi casi di persecuzione giudiziaria e culturale nella storia delle sottoculture giovanili Voleva diventare la Di Pietro dell'intolleranza religiosa, ma non si e accorta che già tramontava l'epoca in cui le masse applaudivano adoranti le manie di protagonismo dei magistrati, Anche ella e destinata al suddetto luogo di trozkiana memoria" (ibid, p. 106). La sentenza assolutoria per Dimitri e gli altri coimputati ha galvanizzato Luther Blissett: e la vittoria delle forze della verità e della ragione contro quelle del conformismo e dell'oscurantismo, "una grande vittoria degli imputati e dei loro difensori, oltreché di Luther Blissett, di Zero in condotta e di chiunque nel biennio '96-'97 mi abbia dato spazio, per scrivere a chiare lettere la verità, alla faccia (di merda) di chi ci vuole male" (ibid.), L'autore, o, più probabilmente, gli autori, sono ignoti: LUTHER BLISSETT e, come si legge nella stessa prefazione del testo, una sorta di pseudonimo collettivo, "un nome no-copyright, liberamente adottabile da chiunque voglia svolgere opera di controinformazione" (Lasciate che i bimbi, quarta di copertina); "grazie a questa caratteristica infatti chi lo adotta può godere della fama che [lo pseudonimo] ha accumulato per garantirsi spazi di pubblicità che non' avrebbe il proprio nome; contemporaneamente, nel momento in cui viene usato questo pseudonimo si contribuisce ad aumentarne la fama" (scritto difensivo a firma dell'Avv. Pamela Schimperna pubblicato in internet al sito 2mila8). In particolare, "a Bologna lo pseudonimo collettivo transnazionale Luther Blisset e adottato da un cospicuo numero di persone provenienti dall'underground controculturale e/o dall'estrema sinistra (centri sociali, radio di movimento, ecc.)" (Lasciate che i bimbi, p. 29). Lasciate che i bimbi, peraltro, è stato pubblicato dall'editore Castelvecchi con la precisa dichiarazione, a p. 2, "No Copyright", implicante che chiunque avrebbe potuto ripubblicarlo e riprodurlo, con qualsiasi mezzo e con qualsiasi dimensione di diffusione, gratuitamente e senza la necessita del consenso dell'autore e/o dell'editore stesso. Così, poco tempo dopo la pubblicazione, il testo integrale di Lasciate che i bimbi è stato reso disponibile su Internet, al sito "www.2mila8.it" gestito dal provider 2mila8 ComunicAzione s.a.s.. L'edizione telematica (gratuita) ha, come era prevedibile, avuto un successo maggiore di quella cartacea: sullo stesso sito della 2mila8, infatti, e riportato il dato (cfr. stampa in atti) di "piu' di 100.000 contatti" al testo di Luther Blissett nel solo 1997, o meglio in tre mesi, essendo l'edizione a stampa dell'ottobre di quell'anno. Sempre in Internet, anche un altro sito ("Sex on line", gestito dal provider bolognese Cybercore s.r.l.) ospita, fra le 30 nuove foto di Cicciolina e la nuova guida etero/gay/lesbo/trans Sex Italiana, anche Luther Blissett e le sue esternazioni sul caso dei Bambini di Satana. Si tratta di due testi brevi, rinvenibili rispettivamente all'indirizzo www. Sexonline.cybercore.com/tortuga/satsta5.htm e www. Sexonline. cybercore. com /tortuga /satsta8.htm, il primo intitolato "I Carlini di Satana", in cui si insiste sull'atteggiamento persecutorio del PM nei confronti di Dimitri e soci ("Lucia M***** e il Tribunale del riesame vogliono comunque gli imputati in galera"), il secondo intitolato "La verità è elettrica, e si diffonde, si diffonde, si diffonde", che è invece una sorta di "anteprima" del libro: le osservazioni "a caldo" di Blissett dopo la prima udienza del processo ai Bambini di Satana. Gli argomenti sono gli stessi, ma lo stile e un po' più colloquiale: "Cazzo, tutto questo è già successo, questo processo è la fotocopia di quelli svoltisi negli USA negli anni '80, stesse cazzate, stesse testimonianze, stessi errori da parte di psichiatri, preti e assistenti sociali, stessa cecita' di inquirenti e giornalisti. Ognuno di quei casi ebbe origine dalla mentalità disturbata di una Simonetta e dal fraintendimento dei farfugliamenti pre-verbali di un Federico (...) fu trasformato dalla Lucia M***** di turno in una crociata contro i fantasmi" ... "nelle ricostruzioni della vicenda si insinua il dubbio - a anche qualcosa di più - che Simonetta sia inattendibile, neurolabile e manovrata da Lucia M*****, che il piccolo Federico sia shockato e strumentalizzato"... "Repubblica ha poi intervistato Dimitri (che per una volta si e difeso bene e ha puntato I'indice contro il GRIS; M***** si e incazzata di brutto e dichiarato all'ANSA che Dimitri non ha il diritto di rilasciare interviste! segnale premonitore di un esaurimento nervoso?)". Il libro di Luther Blissett è attualmente acquistabile in tutte le librerie italiane, come si è appreso anche recentemente da "Il Sole 24 ore" di domenica 25 gennaio 1998; la sua versione telematica e gli altri scritti dell'autore sono invece disponibili in Internet, e cioè gratuitamente e in tutto il mondo e sono giornalmente consultati da migliaia di persone . In questa situazione Lucia M***** è costretta ad agire a tutela della reputazione professionale di magistrato, della sua identità personale e del suo onore. DIRITTO L'INCIVILTA' DELLA FORMA ESPRESSIVA E L'ABUSO DEL DIRITTO DI CRITICA L'esercizio del diritto di critica, ed in particolare della critica all'operato della magistratura, costituisce un elemento irrinunciabile per una società che vuole mantenersi civile e pluralista. Diritto di critica significa anche diritto di polemica, diritto all'uso di argomentazioni incisive ed espressioni aspre; non significa, però, diritto all'insulto, alla calunnia e alla distorsione dell'immagine altrui. Per consolidata e costante affermazione giurisprudenziale, l'esercizio del diritto di critica è esercitato legittimamente quando la polemica, oltre al rispetto della verità dei fatti e dell'interesse pubblico alla loro divulgazione, sia mantenuta nei limiti di una forma espressiva civile (si vedano, tra le altre, Cass., 23-01-1984, Riv. pen., 1984, 1098; T. Roma, 22-11-1985, Foro it., 1987, II, 253; T. Milano, 24-11-1995, Danno e resp., 1996, 226; Cass.18-10-1984 in Dir. Inf., 1985 p. 143 ; T. Verona 17-3-1990, Ibidem 1990, 1012; Cass. 5-7-1993 Ibidem, 380). Si intende con ciò affermare la necessità che l'esposizione di fatti e la loro valutazione, proprio perché costituisce la linfa del dibattito democratico, non sia il pretesto per sfogare il proprio livore o per additare altre persone al pubblico disprezzo. Luther Blissett, a quanto si apprende dal suo stesso libro, si è posto il problema di quella che la Cassazione chiama continenza della forma espressiva : "...non sapevo se sfumare o meno le mie posizioni, ricondurle nel canone della polemica civile democratica per non disgustare liberal e garantisti, potenziali alleati nella lotta contro la nuova Inquisizione. Che fare? .... Ho deciso di non sfumare...." (Lasciate che i bimbi, p. 14). E' una dichiarazione programmatica; a Luther Blissett la polemica civile e democratica non piace: meglio usare un linguaggio al tempo stesso incivile ed elitario; chi si prefigge "una critica radicale dell'Identità (suggestivo pretesto intellettuale per nascondersi dietro all'anonimato) può farlo senza troppi rischi. LA RESPONSABILITA' DELL'EDITORE Secondo il disposto dell'art. 11 L 47/1948 l'editore di una pubblicazione è tenuto in solido con l'autore al risarcimento dei danni materiali e morali arrecati dallo stampato. La responsabilità dell'editore Castelvecchi e, pero, in questo caso ben più diretta e rilevante. Con la decisione di apporre l'indicazione "no copyright" sul volume egli ne ha, di fatto, consentito ogni forma di riproduzione e distribuzione, senza rischi o oneri per chi la effettua. Così, pur essendo conscio del contenuto ingiurioso e diffamatorio del libro, è stato artefice di una sua propalazione ben oltre quella che sarebbe stata la cerchia normale dei lettori: ad un mercato ufficiale di Lasciate che i bimbi, formato da chi lo acquista in libreria, si affianca così il mercato parallelo (ma perfettamente legale) di chi lo fotocopia, lo scannerizza, lo immette in internet. Quel "no copyright" è una sorta di generalizzata e indiscriminata "licenza di uccidere", un incitamento alla diffusione e alla capillarizzazione dell'opera diffamatoria di Luther Blissett. LA RESPONSABILITA' DEI SERVICE PROVIDERS L'aspetto più grave dell'operazione messa in atto da Luther Blissett consiste probabilmente nell'aver dato alla sua attività diffamatoria una dimensione planetaria ed indeterminabile nella sua ampiezza, servendosi di Internet. Ciò è stato possibile grazie all'ospitalità data ai suoi scritti da due service providers. La responsabilità di queste nuove figure imprenditoriali per gli illeciti commessi tramite le reti telematiche e attualmente al centro di accesi dibattiti, che vedono fronteggiarsi la posizione di chi li considera equiparabili all'editore (e dunque corresponsabili) con quella di chi li parifica all'edicolante o al libraio (e dunque irresponsabili). Chi scrive ritiene che la norma contenta nell'art. 11 della legge sulla stampa, relativa alla responsabilità solidale dell'editore e del proprietario della ubblicazione con l'autore sia estensibile (quanto meno in via analogica) anche al service provider. Benché, infatti, la legge citata si applichi a "tutte le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisiochimici, in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione", bisogna rammentare che, nonostante i termini suggestivi in cui di solito si parla delle autostrade dell'informazione, i materiali immessi in internet non sono destinati a vivere in un mondo virtuale di comunicazione immateriale, ma sono invece assai facilmente fissabili su supporti fisici (disco rigido del computer o floppy) e altrettanto facilmente riproducibili con mezzi meccanici (quale e una stampante). In realtà, "non esiste un mondo delle reti digitali, un cyberspazio completamente distinto dal mondo fisico, quasi fosse una dimensione parallela. L'osmosi tra i due mondi, la dematerializzazione e rimaterializzazione delle opere e costantemente possibile e anzi avviene frequentissimamente" (MEZZETTI, "Il diritto comunitario e la tutela delle opere dell'ingegno in internet", in corso di pubbl. in,Riv. Dir. Europ.). D'altro canto, l'estensione analogica della responsabilità dell'editore o del proprietario della pubblicazione al service provider si giustifica per l'identità della ratio, essendo la prima configurata dalla giurisprudenza come responsabilità per rischio di impresa di chi, traendo beneficio dall'attività esercitata, deve altresì accollarsene i rischi, nonché come un sistema per garantire una migliore e più equa distribuzione del danno tra soggetti che a diversi livelli hanno concorso nella stessa condotta illecita o da essa hanno comunque tratto profitto (cfr. T. Milano 8-6-1987 in Dir. Inf. 1987, 966). Certo e che, in questo caso, non può invocarsi l'argomento principale di chi sostiene la "teoria dell'edicolante", e ciò che il provider sarebbe sprovvisto di qualsiasi possibilità di controllo sul materiale che viene immesso sul suo sito. In Sex on line, infatti, si poteva accedere agli scritti di Blissett attraverso una voce dell'indice" del sito, voce che recava la rubrica "PEDOFILIA: Sex on line prende posizione". In 2mila8, invece, appariva sulle prime schermate del sito addirittura una sorta di vistosa "pubblicità" di Lasciate che i bimbi, in cui il server vantava il successo della pubblicazione ("più di 100.000 contatti nel '97"). La responsabilità dei service providers, peraltro, può anche essere riguardata come responsabilità ex art. 2050 c.c.. Per giurisprudenza costante, infatti, tale norma non si applica solo alle attività considerate pericolose dalla legge di P.S. e da altre norme speciali, ma anche a tutte quelle attivati che, secondo l'apprezzamento del giudice di merito, rivelino una intrinseca attitudine a ledere pur essendo lecite in quanto socialmente utili (cfr. Cass. 27-7-1990 n. 7571 in Resp. Civ., 1991, 458 e Cass. 27-2-1985 n. 1733; Cass. 8-6-1985 n. 3445; Cass, 21-11-1984 n. 5960 ivi citate). La presenza in un sito di internet conferisce ai messaggi che vi sono ospitati una possibilità di diffusione sino a ieri inimmaginabile, e se ciò fa dei siti Web uno strumento di grandi potenzialità per la comunicazione delle opinioni e del sapere, ne fa anche uno strumento di immensa potenzialità offensiva per taluni diritti della personalità, come appunto quelli all'onore e alla reputazione. Qualora, poi, la giustizia adita ritenesse mancanti i presupposti per l'applicazione dell'art. 2050, a venire in considerazione potrà essere l'art. 2051 c.c., essendo innegabile che a) il server ha un diretto ed effettivo potere materiale sul sito che gestisce, b) egli avrebbe potuto agevolmente eliminare gli scritti di Blissett dal sito conoscendone il contenuto lesivo dell'altrui reputazione; c) non si e avuto un utilizzo del sito difforme dalla sua destinazione; d) non e riscontrabile un intervento di terzi idoneo a recidere il nesso eziologico tra la cosa e il danno (cfr. in dottrina DI BENEDETTO, a c. di, Diritto Civille, p. 849 e ss. e la giurisprudenza ivi richiamata). DANNI La reputazione professionale e il diritto all'identità personale di Lucia M***** ha ricevuto dai fatti in narrativa un danno di notevoli proporzioni. L'immagine dell'odierna attrice che e stata offerta ad un pubblico vastissimo e quella di una nuova Torquemada, un'inquisitrice scorretta, subdola e paranoide, pronta a commettere illeciti processuali e a montare crociate per dare sfogo alle sue manie di protagonismo e di potere. LA PORTATA LESIVA DEI TESTI IN QUESTIONE DOVRA' DUNQUE ESSERE QUANTO PRIMA LIMITATA, ATTRAVERSO UN'OPERAZIONE INFORMATIVA DI PARI INTENSITA' CHE RICONOSCA IL DIRITTO DI LUCIA M***** AL RICONOSCIMENTO DELLA SUA ONORABILITA' ED IRREPRENSIBILITA' PROFESSIONALE, NONCHE' DELLA SUA COMPLETAESTRANEITÀ A QUALSIASI MANOVRA VOLTA AD INFLUENZARE INDEBITAMENTE LE INDAGINI E I PROCEDIMENTI PENALI RELATIVI AL CASO DEI BAMBINI DI SATANA. Si chiede pertanto che venga ordinato il ritiro dal commercio e la distruzione delle copie del libro e la rimozione degli scritti di Luther Blissett indicati in narrativa dai siti Web in cui sono attualmente accessibili. Si chiede inoltre la pubblicazione della sentenza di condanna ex art, 120 c.p.c. a cura e spese delle controparti, nelle pagine dedicate alla cronaca nazionale dei quotidiani "Il Resto del Carlino", "l'Unità" e "la Repubblica", nonché la sua riproduzione sugli stessi siti Internet su cui sono apparsi gli scritti de quibus. ESSENDO PERO' TALE RIPARAZIONE IN FORMA SPECIFICA SOLO IN PARTE RISTORATRICE DEI DANNI SUBITI, NON POTENDO ESSA ELIMINARE LE CONSEGUENZE LESIVE GIÀ PATITE, AL PREGIUDIZIO SOFFERTO DOVRÀ RIMEDIARSI ANCHE CON LA RIPARAZIONE PER EQUIVALENTE PECUNIARIO. In dottrina e giurisprudenza (cfr. BEVERE-CERRI, Il diritto di informazione e i diritti della persona, Milano 1995, p. 189 e Cass.6-4-1983 in Giur. It. 1984, I, 920) si e a riguardo rilevato come l'ingiustizia del danno ex art. 2043 CC non può che richiamare il complessivo valore della persona umana, nella sua proiezione non solo economica e oggettiva fatta palese dal patrimonio, ma anche in quella soggettiva, ciò biologica e sociale. La lesione dell'identità, dell'onore e della reputazione, infatti, non può che tradursi in un detrimento per le relazioni sociali e professionali di Lucia M*****, e ciò assume particolare graviti per chi ricopre una funzione delicata ed impegnativa come e quelli dei magistrati inquirenti. Si richiede dunque un risarcimento economico da liquidarsi in misura equitativa in base ai parametri solitamente utilizzati dalla giurisprudenza in casi analoghi : diffusione della pubblicazione, rilievo dato all'addebito, gravita' dell'addebito. In base a tali parametri si indica sin d'ora la misura del risarcimento nella somma di L. 100.000.000 per la pubblicazione a stampa di Lasciate che i bimbi, in L.200.000.000 per la sua pubblicazione telematica da parte del server 2mila8 e in L. 150.000.000 per la pubblicazione dei due "articoli" di Blissett nel sito Sex on line. Qualora poi venga accertata la sussistenza del reato di diffamazione previsto dall'art. 595 CP (accertamento che ormai unanimemente dottrina e giurisprudenza ritengono esperibile incidenter tantum in sede civile per farne discendere conseguenze sul piano risarcitorio) si chiede altresì la liquidazione dei danni morali ex art. 185 CP e art. 2059 CC e della somma a titolo di ulteriore riparazione prevista, con funzione sanzionatoria, dall'art. 12 della 1. 8 Febbraio 1948 n.47. Tutto ciò premesso, cita Castelvecchi Editoria e Comunicazione srl, in persona del suo legale rappresentante pro-tempore, con sede in Roma, Via Visso n.' 12/14; Cybercore s.r.l., in persona del suo legale rappresentante pro-tempore, con sede in Bologna, via Lame, 57/g; 2mila8 ComunicAzione s.a.s., in persona del suo legale rappresentante pro-tempore, con sede in L'Aquila, Vico di Picenze, 30. a comparire dinanzi all'intestato Tribunale all'udienza del 5 maggio 1998 ore di rito, sezione e Giudice istruttore designandi ai sensi dell'art. 168 bis cpc, con invito a costituirsi nel termine di venti giorni prima della data dell'udienza di comparizione indicata, ovvero di quella fissata dal G.I. ex art. 168 bis u.c. c.p.c., nei modi e nelle forme di cui all'art. 166, con espresso avvertimento che, in mancanza, incorreranno nelle preclusioni e decadenze previste dall'art. 167 c.p.c. e si procederà in loro assenza e contumacia, per ivi sentire accogliere le seguenti CONCLUSIONI : Voglia l'Ecc.mo Tribunale, previ i necessari accertamenti circa la lesività delle affermazioni e dei giudizi contenuti negli scritti de quibus nonché, incidenter tantum, della sussistenza del reato di cui all'art. 595 C.P. l. ordinare il ritiro dal commercio e la distruzione delle copie di Lasciate che i bimbi attualmente presenti presso le librerie nel territorio nazionale e presso l'editore Catelvecchi; 2. ordinare la cancellazione degli scritti di cui in narrativa dai siti Sex on line e 2mila8; 3. condannare Castelvecchi Editore e Comunicazione srl al risarcimento dei danni morali, materiali e patrimoniali subiti dall'attrice in seguito ai fatti in causa nella somma equitativa da stabilirsi secondo i parametri indicati in narrativa, che sin d'ora si indica in L. 100.000.000 e/o comunque al pagamento della somma maggiore o minore che risulterà di giustizia nel corso di causa; 4. condannare 2mila8 Comunicazione sas al risarcimento dei danni morali, materiali e patrimoniali subiti dall'attrice in seguito ai fatti in causa nella somma equitativa da stabilirsi secondo i parametri indicati in narrativa, che sin d'ora si indica in L.200.000.000 e/o comunque al pagamento della somma maggiore o minore che risulterà di giustizia nel corso di causa; 5. condannare Cybercore al risarcimento dei danni morali, materiali e patrimoniali subiti dall'attrice in seguito ai fatti in causa nella somma equitativa da stabilirsi secondo i parametri indicati in narrativa, che sin d'ora si indica in L. 150.000.000 e/o comunque al pagamento della somma maggiore o minore che risulterà di giustizia nel corso di causa; 6. condannare le società convenute al risarcimento dei danni morali e della somma disposta a titolo di ulteriore riparazione pecuniaria dall'art. 12 1. 47/1948; 7. ordinare a spese delle società convenute la pubblicazione della sentenza, ovvero di una parte di essa, sui quotidiani "Il Resto del Carlino", "L'Unità", "Repubblica", 8. ordinare la riproduzione della sentenza sui siti 2mila8 e Sex on line, con una permanenza negli stessi per un periodo pari a quello in cui sono stati accessibili gli scritti de quibus; 9. con vittoria di spese IN VIA ISTRUTTORIA: Si chiede disporsi ex art. 210 c.p.c. l'esibizione da parte dell'editore Castelvecchi del contratto di edizione del libro Lasciate che i bimbi nonché la esibizione dei libri contabili dello stesso editore al fne di determinare l'esatto numero degli esemplari stampati e distribuiti del libro. Si producono : 1) Copia del libro Lasciate che i bimbi; 2) Downloading del testo dello stesso riprodotto sul sito Web 2mila8; 3-4) Downloading degli articoli a firma Luther Blissett riprodotti sul sito Web Sex on line', 5) Copia dell'articolo a firma di C. Somajini apparso sul Sole 24 Ore di domenica 25 gennaio 1998. Bologna, 11 febbraio 1998 Io sottoscritta Dr. Lucia M***** delego l'avv. Nicola Alessandri e l'avv. Guido Magnisi, anche disgiuntamente, a rappresentarmi e difendermi nel presente procedimento, ed in ogni sua ulteriore fase, stato e grado, conferendo loro ogni più ampia facoltà di legge, ivi compresa quella di transigere, richiedere sequestri e/o provvedimenti cautelari, proporre domande riconvenzionali, chiamare in causa terzi, fare o accettare rinunce agli atti, farsi sostituire ed eleggere domiciliatari, ed eleggo domicilio presso il loro studio in Bologna, via Gozzadini 19. -§- Dal comunicato-stampa del Luther Blissett Project, 22 marzo 1998: [...] Il primo capitolo consiste in una ricostruzione minuziosa del caso Bambini di Satana, in cui gli imputati Marco Dimitri, Piergiorgio Bonora e Gennaro Luongo, sulla base di accuse inverosimili (stupri rituali di ragazzine e bambini, sacrifici umani) e senza uno straccio di prova, subirono una lunga e penosa carcerazione preventiva e un linciaggio morale a mezzo stampa, per essere poi assolti. Nel biennio 1996-97 il Luther Blissett Project condusse a Bologna una campagna di controinformazione garantista e libertaria, contro il colpevolismo di certa stampa locale e l'accanimento delle autorita' inquirenti capeggiate da Lucia M*****, nonche' contro l'ambiguo ruolo giocato nelle indagini e nella mobilitazione giustizialista da gruppi di pressione cattolici quali era ed è il GRIS, Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette. Lasciate che i bimbi ricostruisce l'intera vicenda. Lucia M*****, nonostante tutto il panico morale e la facile indignazione scatenati in citta' a furia di interviste e dichiarazioni allarmistiche, non solo fu sconfitta ma fece una figuraccia epocale. Chiaro che ora non possa tollerare l'esistenza di un libro che spiega su quali menzogne e manipolazioni fosse costruita l'intera montatura. M***** vorrebbe rifarsi una credibilità eliminando le testimonianze della sua vergognosa condotta umana e professionale. Il libro non contiene alcuna menzogna, non e' calunnioso ne' "abusa" del diritto di critica. Se in tutta questa vicenda abusi ci sono stati, sono state unicamente le Autorita' (e certa stampa locale) a commetterli. Qui e' la libertà di parola ad essere in gioco. L'atto di citazione, datato 11 febbraio 1998 [...], contiene un attacco al concetto stesso di "no copyright" (equiparato a una "licenza di uccidere"!) e a quello di nome multiplo, nonche' un'interessante disquisizione su Internet, la liberta' d'espressione e la responsabilita' dei providers. M***** considera questi ultimi molto piu' colpevoli dell'editore Castelvecchi, al quale chiede "solo" cento dei quattrocentocinquanta milioni complessivi. Per colpa di Internet, la reputazione di M***** avrebbe subito un danno di dimensioni "planetarie". Nell'atto di citazione e' riportato un dato di "oltre 100.000 contatti" alle pagine di Lasciate che i bimbi su 2mila8 "nel solo 1997". Ma un processo per "diffamazione" obbliga le parti a ricostruire il contesto del presunto reato. M***** dev'essere rimessa di fronte alle proprie responsabilita'. Nei prossimi giorni a Bologna il Luther Blissett Project, unitamente ai soggetti querelati, convochera' una conferenza-stampa e un'assemblea cittadina. La gestione dev'essere fin da ora pubblica e politica. Intanto facciamo notare che, prendendo di mira la rete, M***** potrebbe aver commesso un grave errore. Noi proponiamo di creare decine, centinaia di mirror sites con il testo di Lasciate che i bimbi e dell'atto di citazione. Svariati ne stanno già comparendo. Una sorta di "autodenuncia" collettiva che consenta di accerchiare gli accerchiatori. Siamo tutti autori e/o editori di "Lasciate che i bimbi" [...] -§- Dopo Mani Pulite c'è stato l'effetto-pool: tutti i PM hanno voluto emulare l'eroe Di Pietro. Si credono Dio in terra, i salvatori della Patria contro chiunque e qualunque cosa, quando il loro unico merito è di aver vinto un concorso statale! In tutta Italia è divenuta ordinaria amministrazione la condotta abusiva (violazione del segreto d'indagine, il carcere preventivo - ipocritamente ribattezzato "custodia cautelare" - come strumento di pressione psicologica sull'imputato, scomparsa della presunzione d'innocenza...) nata all'epoca dell'inchiesta 7 Aprile (1979) dal circolo vizioso tra media e Procure, cioè dalla sete di protagonismo dei magistrati. Blissett ha ricostruito per filo e per segno tali abusi oggettivi, e M***** se ne adombra. Dopo aver rovinosamente perso il processo, la signora vorrebbe anche evitare le conseguenze sulla propria reputazione! ["Che cos'è il caso 'Lasciate che i bimbi', cit.] -§- L'UOMO CHE MORDE IL CANE Comunicato di Marco Dimitri in solidarietà con Luther Blissett, s.d. Probabilmente questo comunicato non verra' diffuso, non tutti si possono permettere di diffondere l'opinione di uno psicopatico, pedofilo, stupratore, assassino, mafioso, peggio di un terrorista libico e quant'altro mi si vuole ancora appioppare. Per cui questo telefax e' solamente un atto dovuto. In nome della liberta' di espressione e di parola mi sento di proclamare pubblicamente la mia solidarieta' a Luther Blissett e l'editore Castelvecchi. Il danno subito da Lucia M***** e' senza prezzo, cosi' come senza prezzo e' la verita'. Non penso che la verita' possa essere quantificata in denaro perche' e' un'essenza, l'unica essenza che riesce ad attraversare il tempo, non dimentichiamo che solo cio' che e' vero si puo' nutrire di se stesso, solo cio' che e' vero ha la facolta' di essere inafferrabile, di valicare tutti i confini e di procedere oltre. Per cui non vi e' prezzo alla verita', solo la menzogna gonfia le tasche. Ho forse chiesto soldi io alla M*****? Le ho chiesto un risarcimento per il mio dolore ed il dolore dei miei amici? Mi sembra di no... nemmeno mi sono reso irreperibile, non mi sono dileguato, sono qua che continuo a lottare, sono qua pronto a farmi mettere ennesimamente le manette, sono qua vulnerabile con precari mezzi di sostegno, pronto ad essere accusato per nuovi reati, il codice penale e' pieno di articoli, chissa' quale sara' il prossimo: droga? Strage? Violazione del codice di guerra? Porto abusivo di candele e cappucci? Solo il tempo potra' dare un volto a questi quesiti. Io sono cosi', finche' vi e' un qualcosa di nobile per cui lottare ci saro' a costo di essere abbattuto da chi blasfemamente si proclama "legge" e si permette di distruggere vite umane... Si', perche' la mia vita e' distrutta, non ho un futuro. Io ai vostri giudicanti occhi saro' un delinquente, anche se non ho ammazzato a sangue freddo i carabinieri, anche se non ho ucciso un benzinaio per duecentomila lire, anche se non ho ammazzato un ragazzino con un colpo di pistola gettandolo poi in un fosso solo perche' mi ha guardato negli occhi, anche se non ho ucciso il mio carissimo amico Carlo Beccari, amico d'infanzia e collega nel lavoro. Si', sono un fuorilegge... Cara Lucia M*****, l'unica legge che io conosco e' quella che proviene dall'Antico, e' quella che anima le mie passioni ogni giorno, e' quella che scorre nelle arterie dell'universo e non si ferma... quella che tu chiami "caso" o "fatalita'". Colpisci me, come sai benissimo fare, in nome del popolo italiano ovvimanete, un popolo italiano che sta piangendo la perdita dei propri cari e si ritrova la "biondina della uno bianca" che mostra le sue orribili forme sui manifesti in barba a tutti. Sono qua che ti aspetto, non sono scappato. Questa volta mi appello alla Legge che anima il mio corpo, la Legge che si puo' proclamare soltanto in onore di cio' che e' VERO, la Legge che vive e palpita nelle cose di questo mondo ed e' creduta detronata dagli illusi: Satana, la bellezza, la nobilta', l'arte, la liberta' di vivere coinvolti nelle umane passioni senza essere raggirati e genuflessi da chi il potere crede di goderselo e continua a fare schifo! Paghero' la mia sincerita' ma almeno l'ho espressa. -§- da La Repubblica-Bologna, 24 marzo 1998: "Non è Blissett nel mirino ma editore e provider" Satanisti, i legali della pm M***** spiegano la causa contro il libro di Carlo Gulotta "Sia chiaro che la nostra cliente non ha nessuna intenzione di perseguire Luther Blissett: il procedimento civile che s'aprira' il 5 maggio nasce solo dall'esigenza di porre rimedio ai danni prodotti alla sua immagine da parte di chi s'e' spinto un po' troppo oltre il semplice diritto di opinione". Si rassicurino quanti si celano sotto il nome di Blissett: i legali del magistrato Lucia M***** - Guido Magnisi e Nicola Alessandri, che hanno presentato una citazione contro l'editore Castelvecchi e gli Internet Providers di Cybercore con una richiesta di risarcimento danni per 450 milioni per la pubblicazione e la diffusione del libro dei Blissett "Lasciate che i bimbi. Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe", sul processo ai Bambini di Satana - non hanno mai avuto intenzione di procedere contro di loro. Per l'ex Pm al processo contro la BdS (chiuso con le assoluzioni di tutti gli imputati in primo grado) vuol'essere solo un'affermazione di principi. "Nessun attacco alla liberta' d'opinione - dicono gli avvocati - che deve comunque essere tutelata. Ma in questo caso ci sono gravissime, inaccettabili e lesive accuse al magistrato inquirente. E' un procedimento civile, ci vorranno anni per arrivare ad una sentenza". Gli avvocati chiedono pure la distruzione delle copie del libro dei Blissett in circolazione e la cancellazione dalla madre di tutte le reti dei passi del libro che hanno leso l'immagine di M*****. La richiesta di procedere riguarda anche l'editore del libro, caso frequentissimo nel nostro paese. Ma e' solo per la seconda volta che si cerca di portare a processo i Provider di Internet, e per giunta per un libro scritto da un "Signor Nessuno", visto che sotto lo pseudonimo dei Blissett non si sa assolutamente chi si nasconde. "Per quanto ne sappiamo - dicono gli avvocati di Lucia M***** - ci sarebbe una sola situazione simile, quando l'anno passato il presidente del tribunale di Teramo ordino' ad un Provider di cancellare da un sito alcuni passi lesivi per una societa'". Ma c'e' un altro problemino: "Lasciate che i bimbi" e' stato pubblicato con la dichiarazione "No Copyright", e quindi in teoria chiunque puo' riprodurlo e ripubblicarlo, e con qualsiasi mezzo. Cosi', poco tempo dopo, il testo in dimensione "virtuale" ha registrato qualcosa come 100mila contatti nel '97, con un'"amplificazione planetaria" delle affermazioni diffamatorie contro il magistrato. Loro, i Luther, sono pronti a rispondere: propongono di inondare Internet di migliaia di siti con la copia del libro e della citazione e stanno organizzando un'assemblea cittadina per discutere del caso. E il leader dei Bambini di Satana, Marco Dimitri, non resta indietro: esprime solidarieta' a Blissett e dice d'appellarsi "alla Legge che anima il mio corpo: Satana, la bellezza, la nobilta'". -§- Comunicato del Luther Blissett Project, 24 marzo 1998 M***** E' CAUSA DEL SUO MAL, PIANGA SE STESSA E CAMBI MESTIERE Su Internet: le "precisazioni" dei legali di Lucia M***** a La Repubblica-Bologna (martedi' 24/3/98, pag.III) sono come un'alluvione di benzina sulla prateria in fiamme. Nel caso non si fosse capito, gli avvocati Magnisi e Alessandri ci fanno sapere che nel mirino c'e' Internet, la sua orizzontalita', la transnazionalita' che la rende difficilmente censurabile, il suo garantire la liberta' d'espressione a chi non trova spazio nei vecchi media, suo saper invalidare il copyright e impedire la privatizzazione della comunicazione sociale. La rete e' un organismo che sa difendersi, i suoi sistemi immunitari sono le battaglie d'opinione sostenute da chi la fa vivere, la prontezza di riflessi che fa scattare l'azione dal basso, l'istintiva solidarieta' che non lascia impuniti gli abusi. E' per questo che il prestigioso Hypermedia Research Centre dell'Universita' di Westminster, tramite il suo direttore Richard Barbrook, ci scrive: "Usate pure il nostro nome in calce a qualunque petizione o protesta contro quest'assurdo tentativo di censura in rete". E' per questo che webmasters di ogni parte del mondo stanno clonando l'edizione telematica di 'Lasciate che i bimbi' - per impedire che la sete di vendetta di un PM sconfitto (e smascherato) porti a stabilire un grave precedente. E' come salire tutti sui banchi nel finale de 'L'attimo fuggente'. E' come alzarsi tutti in piedi e gridare "Io sono Spartaco!" [...] Sul presunto abuso del diritto d'opinione: era doveroso additare l'istruzione del processo ai Bambini di Satana come una montatura, perché di montatura si è trattata: non c'erano elementi sufficienti a tenere in prigione gli imputati, non c'era una sola prova, soltanto le deliranti e contraddittorie dichiarazioni di un'adolescente mitomane. Era doveroso per chi, come gli autori e gli editori di 'Lasciate che i bimbi' , ritiene quel processo uno scandalo e scandalosa la condotta di Lucia M*****. E del resto, c'è una sentenza che manda assolti gli imputati per non aver commesso il fatto, dopo mesi di carcere preventivo. L'onore e la figura di Lucia M***** escono malconci dalla vicenda dei Bambini di Satana, prima che dalle pagine di 'Lasciate che i bimbi', e l'ultima cosa che la dott. M***** poteva pretendere è che dopo aver condotto il processo sull'onda delle campagne di stampa, dopo aver sollevato tanto polverone accusando tre innocenti, era di vedere stendere un velo di pietoso silenzio su tutta la vicenda, onde la sua brillante carriera di viceprocuratore non ne venisse lesa. Sarebbe stato troppo comodo. Se dunque Lucia M***** non è costretta a pagare personalmente per i propri sbagli - nemmeno quando questi influiscono drammaticamente sulla vita degli imputati - tuttavia ella non può pretendere di sottrarsi ai J'accuse, anche perche' e' stata ella stessa a darsi tanto da fare per attirare sul proprio operato l'attenzione della fanfara mediatica. Restano poche parole: chi è causa del suo mal pianga se stesso e soprattutto cambi mestiere. -§- da "Il Manifesto" di domenica 5 aprile 1998: BOLOGNA - Una controinchiesta imbarazza il giudice M***** Chiesta la condanna al rogo per "Luther Blissett" In un volume e in due siti Internet l'analisi dissacrante di come un giudice bolognese ha condotto l'istruttoria contro i "Bambini di Satana" Daniele Barbieri - Bologna Si riapre il caso Satana-M*****-Blissett. Il 20 giugno '97 il tribunale di Bologna assolse Marco Dimitri, Piergiorgio Bonora e altri esponenti della "Bambini di Satana Srl.". La grande accusatrice era Lucia M*****, pubblico ministero che su quel processo costruì la sua notorietà. Qualche giorno fa M***** ha citato in tribunale un editore e due siti Internet che raccontavano quella vicenda: chiede ritiro e distruzione dei testi nonché 450 milioni di danni. Domani sera se ne discuterà al Link (via Fioravanti 14) all'assemblea "in difesa della libertà di parola". Per aver violentato la minorenne "Simonetta" nel gennaio '96 i satanisti - così si autodefiniscono - Dimitri, Bonora e Luongo (ex fidanzato della ragazza, poi prosciolto) finiscono in carcere per pochi giorni. Vengono scarcerati per insufficienza di indizi. Lucia M***** non s'arrende e il 6 giugno '96 i tre tornano in galera; vi restano oltre un anno con l'accusa di aver sequestrato e violentato un bimbo di due anni "durante un rito satanico". I media e i cattolici più retrivi esultano. Gli imputati sono accostati al "mostro di Marcinelle". Nessuno fa invece caso ai continui mutamenti di versione della testimone: non è vero che conobbe la setta il giorno del presunto stupro, la frequentava da un anno; parla di abusi sul bimbo dopo averli negati; anzi parla addirittura di sacrifici umani (senza riscontri né cadaveri). Se un imputato ha un alibi per la notte dello stupro "Simonetta" rimuta versione e M***** le crede: se la violenza non fu il 18 novembre '95, allora avvenne il 25, il 26 o la notte successiva o magari "in data anteriore o prossima a quella". I "Bambini di Satana" sono perfetti come colpevoli: sono personaggi antipatici (soprattutto Dimitri, ospite anche al Costanzo Show) e tanto sembra bastare, anche senza riscontri. Solo il quindicinale Zero in condotta avanza dubbi e pochi intellettuali (Benni, Brizzi e altri) parlano di "caccia alle streghe". La rivista ospita una ricerca di Luther Blissett (nome collettivo di "ironici guerriglieri dell'informazione" di vari paesi) che confronta la vicenda con i molti casi simili verificati negli Usa, noti come "False Memory Syndrome" (Il Manifesto, 29/06/97) perché molti si autoconvincono d'essere stati costretti a partecipare a festini demoniaci. Negli Usa persino l'Fbi afferma ormai che non c'è alcun complotto "diabolico". Per i Blissett bolognesi la caccia ha un mandante ideologico: il Gris, gruppo di ricerca e indagine sulle sette con appoggi nella curia. Tutto fa Satana, secondo costoro: Scientology, sette orientali, semplici curiosi di esoterismo, metallari e sottoculture giovanili. Dopo 50 udienze il tribunale sentenzia che "il fatto non sussiste" (M***** aveva chiesto 8 anni per Dimitri). L'unica condanna suona vagamente ironica: la "Bambini di Satana Srl" dovrà pagare un milione di multa per irregolarità fiscali. Isteria collettiva per mostri inesistenti, come documenta la ricostruzione pubblicata dal proteiforme Blissett ('Lasciate che i bimbi... Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe') che si può leggere su Internet (www.2mila8.com). Sono questi i testi che l'instancabile M***** vuole ora mandare al rogo. Il primo commento del Luther Blissett Project (Lbp) è questo: "Nel mirino c'è soprattutto Internet, la sua orizzontalità, la transnazionalità che la rende difficilmente censurabile, il suo garantire libertà d'espressione a chi non trova spazio nei vecchi media, il suo saper invalidare il copyright e impedire la privatizzazione della comunicazione sociale", e chiede una gestione "pubblica e politica" del processo. Il timore (o la certezza) è che si voglia dimenticare che tre innocenti sono stati in galera, con la M***** che "equiparava i satanisti ai mafiosi e la propria inchiesta a quella sulla Uno bianca". Quanto alla stampa forcaiola, ben si vede dalle odierne fanta cronache sul Pratello che la montatura contro i "satanisti" non fu una sbavatura, ma solo un momento di una prassi consolidata. Anche la gestione del processo per la strage del Pilastro, prima che spuntassero i fratelli Savi, dovrebbe del resto far meditare sul clima inquisitorio in città. Commento finale del Lbp: "Chi è causa del suo mal pianga se stesso e cambi mestiere". 5 Parte la campagna d'informazione Dallo speciale Futurshow de La Repubblica on line (www.repubblica.it) di lunedì 6 aprile 98: Irruzione di Luther Blissett: "No alla censura in rete" Il 'fantasma' dell'autore collettivo fa volantinaggio sul caso M***** di Marco Ferrari Rolli Irruzione di Luther Blissett al Futurshow di Bologna. Avvolto in un cappotto militare viola, il "nome collettivo" per antonomasia, ha fatto una breve visita agli stand della fiera, distribuendo volantini per promuovere la mobilitazione della comunità telematica sul "caso-M*****". Il magistrato bolognese Lucia M***** ha infatti recentemente querelato l'editore Castelvecchi e due internet providers (Cybercore e 2mila8 Comunicazione) per la pubblicazione e la distribuzione online del pamphlet di Luther Blissett "Lasciate che i bimbi: pedofilia, un pretesto per la caccia alle streghe". Nel libro l'autore collettivo ricostruisce il processo bolognese contro la setta dei "Bambini di Satana" (dove la M***** era pubblico ministero e conclusosi con l'assoluzione degli imputati) con toni "ingiuriosi" e "diffamatori", secondo gli avvocati del magistrato bolognese, che ha querelato editore e provider, chiedendo un risarcimento danni di 450 milioni, il sequestro del libro e la cancellazione dai siti internet delle frasi incriminate. Per Luther Blissett "il caso M*****, appena scoppiato a Bologna, è il tentativo di mettere il bavaglio ai cittadini della rete e di tornare contemporaneamente alla pratica del rogo dei libri. Occorre una mobilitazione totale per impedire che venga stabilito un gravissimo precedente". Il Luther Blissett Project ha quindi indetto a Bologna, per lunedì sera alle 21.30,un'assemblea pubblica al "Link" di via Fioravanti 14 e rivolge un invito particolare ai providers "Questo processo non coinvolge solo i due providers 2mila8 Comunicazione e Cybercore. Sono in gioco i destini della Rete e la liberà dei provider. E' l'ulteriore tentativo di imporre l'autocensura preventiva ai provider sui contenuti delle pagine e delle comunicazioni dei loro clienti. Se passerà la linea-M*****, i provider verranno equiparati agli editori, e dunque ritenuti corresponsabili dei contenuti ospitati sul proprio sito, con conseguenze facilmente immaginabili". -§- Resoconto dell'assemblea di Bologna sul "caso M*****" Una valutazione/stream of consciousness sull'assemblea pubblica del 6 aprile, dopo 24 ore di sacrosanto riposo e distacco mentale. Vista un certa ignavia che ha colto la scena "alternativa" felsinea nell'ultimo periodo, immaginavamo non sarebbe stato un evento di massa, ma la partecipazione è stata soddisfacente, erano occupati tutti i posti a sedere della "Sala Blu" del Link (tappezzata di fotocopie giganti delle interviste più vergognose rilasciate al Carlino da Lucia M*****) + diversi capannelli in piedi, quindi circa 130-150 persone (checchè ne scriva La Repubblica, cfr. sotto). Per la prima uscita abbiamo privilegiato la qualità della partecipazione, per la quantità si può fare e senz'altro si farà di molto meglio. Tra i presenti: svariati/e LBs; Helena & Maya della Cybercore e Rodolfo De Matteis della 2mila8 (cioè i providers querelati); gli avvocati Roberto Bellogi e Carla Mei (difensori dei Bambini di Satana al processo per il quale Lucia M***** ha appena chiesto l'appello); Marco Dimitri e altri membri dei Bds; le femministe del Centro delle Donne; esponenti della "sinistra sommersa" cittadina, tra i quali spiccava, applaudente, il semi-leggendario Cyber Joker dell'European Counter Network; infine qualche giornalista. La prima gragnuola di interventi è toccata a Luther (in tre diverse incarnazioni), Helena e Rodolfo, che hanno riassunto l'intricata vicenda in tutti i suoi aspetti, dal caso Dimitri all'uscita di "Lasciate che i bimbi" alle lacune nel diritto informatico italiano, commentando anche un isterico articolo sulla presunta "emergenza satanismo" scritto da Lucia M***** e pubblicato da "L'Osservatore Romano" nel febbraio 97. Un Luther ha detto: "Quando nel film di Kubrick tutti gli schiavi dicono di essere Spartaco [per impedire a Crasso di individuare quello vero], poi finisce male, perchè vengono crocifissi tutti. Ma questo la M***** non può ancora farlo". E poi: "In questi anni il Luther Blissett Project ha funzionato più o meno come una 'struttura di servizio' all'interno del 'movimento', della sinistra non omologata. A Blissett si è delegata buona parte dell'elaborazione di nuove strategie di agit-prop e controinformazione. Adesso, una volta tanto, non chiedetevi cosa può fare il Luther Blissett Project per voi, ma cosa potete fare voi per il Luther Blissett Project!" (lo sappiamo, è un basso kennedismo, ma suona bene). Rodolfo aveva mezza faccia dipinta di nero, ed ha esordito dicendo: "Quella nera è la mia metà querelata, l'altra è Luther Blissett". Si è dato un resoconto della mobilitazione telematica e si è invitato il pubblico a tenere le antenne dritte e contribuire alle prossime iniziative, cominciando dal sostegno economico agli imputati, fino alla presenza in tribunale il 5 maggio. Il Link si è offerto di devolvere ai querelati parte dell'incasso di una serata da stabilirsi, per coprire le ingenti spese legali. Idem il Livello 57. Il giornalista de La Repubblica ha usato a sproposito l'espressione "cercheranno di raggranellare", probabilmente non ha idea di quale sia l'incasso di un week-end mediamente trafficato negli spazi autogestiti bolognesi. Sono milioni, non "granelli". I Bambini di Satana hanno letto un comunicato nel quale ricordavano il loro calvario giuridico, e hanno chiesto le dimissioni di Lucia M*****. Dimitri: "La M***** si ritiene diffamata? Io, se digito 'Marco Dimitri' su un motore di ricerca, trovo articoli in spagnolo, francese, inglese, tedesco... Articoli nei quali sono descritto come un seviziatore di bambini... La mia vita è distrutta, qual è allora la vera diffamazione?". L'avv.Bellogi ha parlato dell'intoccabilità dei magistrati, dei loro abusi etc. e ha detto: "Durante la mia arringa finale, Lucia M***** scoppiò a piangere. Io non ho mai conservato nessun articolo sui miei processi, ma quello l'ho tenuto, perchè per un penalista è una grande soddisfazione far piangere un PM". Grazia Negrini è intervenuta a nome del Centro delle Donne, dichiarando solidarietà ai querelati e a Blissett e aderendo a quella che nel corso dell'assemblea è stata chiamata "la campagna Spartacus", annunciando: "Anch'io sono Spartaco, e annuncio che noi del Centro delle Donne metteremo sul nostro server un mirror del libro. Ci quereleranno? Che ci querelino!". Il mio è un resoconto parzialissimo, altri presenti avrebbero forse "campionato" altre frasi. Frase della serata, riferita alla mise dei Luther Blissett: "E' qui il raduno mod?" (Giusy). La campagna Spartacus continua. A seguire, l'articolo (non accuratissimo) di Repubblica (pagine bolognesi) di mercoledì 8 aprile 1998: -§- Da La Repubblica-Bologna, mercoledì 8 aprile 1998: Il Centro delle Donne al fianco di Blissett Solidarietà dopo la causa intentata dalla M***** I centri sociali, i navigatori del cyberspazio e persino il Centro delle Donne si mobilitano a fianco del Luther Blissett Project, di due providers e di un editore finiti nel mirino di un magistrato che si è sentito diffamato dalla pubblicazione del libro "Lasciate che i bimbi", sul caso Bambini di Satana. Il magistrato è Lucia M*****, che rappresentava l'accusa al processo contro la setta satanica capeggiata da Marco Dimitri, Luther è l'autore del libro "offensivo", e i due providers sono chiamati a rispondere in concorso per i presunti danni all'immagine del magistrato, con una richiesta di risarcimento danni di 450 milioni. La pm chiede pure il ritiro del libro dal commercio, la distruzione di tutte le copie e dei siti Internet sui quali è stato riversato il volumetto. Ma Luther e il popolo del cyberspazio non ci stanno e passano al contrattacco. L'altra sera al Link c'è stata la prima manifestazione pubblica per fare informazione sul caso e per studiare le contromosse. Partecipazione un po' scarsina, visto che alla prima apparizione ufficiale in carne ed ossa dei Luther Blissett (elegantissimi, in nero e camicia candida) c'erano sì e no 50 persone. Queste le proposte: creare centinaia di mirror sites con la copia della citazione e del libro "Lasciate che i bimbi", mentre i centri sociali cercheranno di raggranellare soldi per sostenere le spese legali. Anche il Centro delle Donne ha annunciato l'attivazione di un "sito speculare". Al Link, l'altra sera, c'era anche Marco Dimitri e l'intero collegio della difesa al processo. "La Dottoressa M***** si sente diffamata - ha detto il capo della Bds - e cosa dovrei dire io, che sono stato in galera per un anno e mezzo senza motivo?". 6 Fuoco incrociato su Luther Blissett! Tocca dedicare qualche riga ad Alberto Castelvecchi. Questo ambiguo personaggio per qualche anno ha posato da "alternativo" e ha vivacchiato di rendita sull'indubbia qualità di alcune prime uscite (1994-95), ma sul medio periodo la sua cialtroneria, le centinaia di fregature e pacchi tirati a chi ha avuto la sventura di collaborare con lui e la distruzione del mercato per mezzo di mediocri libretti sfornati a getto continuo hanno reso la sua vicinanza indesiderabile per le persone libere, in particolare per quella variegata scena che a volte chiamiamo impropriamente "il movimento". Ma il fondo è stato toccato con la condotta tenuta nel caso Lasciate che i bimbi. Fin dalla notifica della citazione, la Castelvecchi si è comportata nella maniera più sciatta e indecorosa, bloccando ottusamente il passaggio delle informazioni legali tra le parti in causa, e rivelando alla magistratura e alla controparte l'identità del firmatario del contratto, vale a dire dell' "uomo di paglia" scelto dal Luther Blissett Project per sbrigare le formalità burocratiche. Attenzione, la scorrettezza della Castelvecchi non sta solo nell'aver chiamato in causa il presunto "autore" del libro, ma soprattutto nel non averne dato notizia al diretto interessato (che lo è venuto a sapere per vie traverse dopo quasi due settimane), rinunciando a concordare con lui o con gli altri citati i particolari della linea difensiva, anzi, preparando, contestualizzando e argomentando la chiamata in causa in modo che risultasse il più dannosa possibile per il presunto autore e per l'intera campagna di mobilitazione, e al contempo "tirando via" una puerila, sotto-argomentata difesa d'ufficio del contenuto del libro. Tutto questo solo per l'ansia di scaricare il barile e affermare il proprio diritto a "rifarsi" chiedendo i soldi all'autore! E pensare che solo tre anni prima Alberto Castelvecchi, intervenendo al meeting nazionale di Prato in difesa della telematica indipendente (19 febbraio 1995), aveva dichiarato: "Anche in tempi duri di repressione e controllo sulla telematica indipendente, come quelli che stiamo vivendo, la vecchia tattica di non fare il gioco dell'avversario mi sembra alla fine l'unica possibile ed efficace." Ma non ci interessa più di tanto personalizzare: se Castelvecchi facesse una "chiamata di correo" dicendo che l'attuale situazione è anche e soprattutto colpa del suo ex-socio Francesco Coniglio, chi potrebbe dargli torto? ["Che cos'è il caso 'Lasciate che i bimbi'", cit.] -§- Stralci dall' "Atto di citazione per chiamata in causa del terzo" presentato dalla Castelvecchi Srl. in data 14 gennaio 1999: Voglia l'Ill.mo Tribunale [...] subordinatamente, e nel merito, nella denegata ipotesi di accoglimento della domanda attrice [...] dichiarare l'obbligo solidale dell'autore Signor Roberto Bui residente in Bologna, via Xxxxxxxxx, statuendo, con riguardo all'avversaria attrice domanda di pagamento dell'intero, in ordine alla ripetizione dovuta. [...] Si cita il sig. Roberto Bui, res.te in Bologna, via Xxxxxxx, a comparire in giudizio innanzi al Tribunale Civile di Bologna, nella nota sede, Sezione Terza [...] all'udienza del 14.01.99 ore 9.30, con invito a costituirsi nelle forme stabilite dall'art.166 cpc nel termine di venti giorni prima dell'udienza indicata, avvertendolo che la mancata costituzione nei termin implica la decadenza di cui all'art.167 cpc e che, in difetto, si procederà in sua contumacia per ivi sentire accogliere le conclusione già rassegnate [...] -§- "Forse abbiamo bisogno di una nuova Grande Narrazione soteriologica. Il postmoderno ha rotto i coglioni. Da quando la sinistra ha rinunciato definitivamente all'idea di rivoluzione/Rivelazione, al "vedere cielo nuovo e terra nuova", il mondo e' caduto in preda al piu' cupo nihilismo passivo. E allora ben vengano gli alieni se ci schiuderanno nuovi orizzonti e se ci libereranno del No Future capitalista, delle false culture alternative, dell'underground e dell'overground con tutte le loro miserie umane e post-umane, degli ex-carabinieri butterati che si riciclano come editori "di tendenza" quando l'unica tendenza di cui siamo testimoni e' lo s/fascismo del quotidiano. Ben vengano gli incontri ravvicinati di qualunque tipo, ben venga il contattismo ma non i Contatti (intesi come collana). Qualunque cosa pur di farla finita con tutta quest'agonia, col sado-maso sfiatato e innocuo a misura di fighetto, con l'erotismo che non lo fa drizzare, coi piedi e la loro puzza, le lettere angosciate ai personaggi dei fumetti nazional-popolari, le stiracchiate guide ai de/generi musicali del momento, la Nuova Era che e' poi la solita vecchia merda pacificatrice e desistenziale e, last but not least, con l'idraulica dello Stato (leggi: le infiltrazioni), con le spie che ti si canterebbero per un tozzo di pane spalmato di merda, et cetera ad nauseam. Questa deriva ufologica viene oggi registrata e filmata. Qualcuno la sbobinera'. Fara' infine parte di un libro. Chi pubblichera' quel libro? Una major o un indipezzente? Ma, a livello di stronzaggine, cambia davvero qualcosa? Forse abbiamo bisogno di una nuova Grande Narrazione soteriologica. La Dea Ragione... I Lumi... Cristo, quanto mi manca tutta quella merda! "Cielo nuovo e terra nuova"... Beh, non sono qui per questo?" [messaggio anti-Castelvecchi infilato da Luther Blissett nel libro: Associazione Astronauti Autonomi, Anche tu astronauta!, Castelvecchi, Roma 1998] -§- da La Repubblica-Bologna, 27 agosto 1998: Strani ladri-vandali a Telefono Azzurro Escalation di episodi contro l'associazione dopo chiamate minatorie a Caffo di Carlo Gulotta Telefonate minatorie, un comunicato di Luther Blissett che chiama in causa l'associazione per il suo sostegno alla nuova legge sulla pedofilia e adesso pure uno strano furto, forse piu' simile ad un'azione dimostrativa. Tre fatti distinti, probabilmente senza nessuna relazione fra loro, per colpire il Telefono Azzurro. Alla sede bolognese del centralino per l'infanzia da qualche settimana non arrivano solo chiamate di bimbi in difficolta'. Sono arrivate telefonate minatorie, insulti e minacce, e nei giorni scorsi il professor Ernesto Caffo ha consegnato alla polizia un volantino recapitato da Luther Blissett ad un'agenzia di stampa dove l'associazione viene "messa in guardia" per aver sostenuto l'approvazione della nuova legge sulla pedofilia, che inasprisce in modo severo le pene per gli abusi sui bambini. I "pirati mediatici" di Blissett, al centro di una querelle anche di carattere giudiziario per aver diffuso su Internet il testo del libro sulla pedofilia "Lasciate che i bimbi", pare che abbiano voluto mettere in guardia Telefono Azzurro sulla probabile escalation delle violenze sui minori a seguito dell'approvazione della nuova legge. Il professor Caffo s'e' subito messo in contatto con la Questura e ha consegnato agli investigatori il volantino - inviato via fax da un negozio di Bologna - che chiama in causa anche altre due associazioni del settore. "Le telefonate minatorie non sono una novita' per noi - dice il professor Caffo - Comunque bisogna saper distinguere fra caso e caso, anche se e' chiaro che qualcuno non vede di buon occhio il nostro impegno. Proprio per questo abbiamo un rapporto consolidato con la Questura e abbiamo subito consegnato il volantino". E da ieri nel carteggio in questura c'e' una nuova denuncia: e' stata presentata dagli animatori dell'associazione dopo una strana incursione messa a segno fra lunedi' sera e martedi' nella sede del comitato di volontariato del Telefono Azzurro in via Oberdan 24. Qualcuno, dopo aver forzato due porte al piano terra, ha rovistato negli uffici, ha aperto cassetti e armadi senza portar via nulla e prima di uscire ha fatto i suoi bisogni all'ingresso. Per alcuni animatori dell'associazione "si tratta di un'azione dimostrativa, un gesto di spregio. Non e' stato rubato niente". -§- COMUNICATO-STAMPA DEL LUTHER BLISSETT PROJECT BOLOGNESE IN MERITO ALLE MINACCE E AGLI ATTI VANDALICI SUBITI DAL TELEFONO AZZURRO DI BOLOGNA Bologna, giovedì 27 agosto 1998 [pubblicato come lettera su La Repubblica del 29 agosto 1998] Presa di distanze e precisazioni Su La Repubblica-Bologna di oggi veniamo chiamati in causa in un articolo di Carlo Gulotta su minacce e atti vandalici subiti dalla sede bolognese del Telefono azzurro. A quanto ci sembra di capire, il sig.Ernesto Caffo, presidente del Telefono azzurro, avrebbe messo in relazione l'ultimo episodio di effrazione con un presunto volantino firmato "Luther Blissett", ricevuto dalla suddetta associazione. Sul giornale, il riferimento al volantino è quanto mai ambiguo: "I 'pirati mediatici' di Blissett [...] pare abbiano voluto mettere in guardia Telefono azzurro sulla probabile escalation delle violenze sui minori a seguito dell'approvazione della nuova legge". Dal che non si capisce se, secondo questi "Blissett", la nuova legge sia tanto brutta e fatta male da far aumentare anziché diminuire le violenze sui bambini, o se si tratti di un avvertimento mafioso del tipo: "Voi avete fatto passare la legge? Bene, per farvela pagare si violenteranno più bambini!". Siamo estranei a qualunque minaccia, telefonata minatoria o atto vandalico subito dal Telefono azzurro. Respingiamo con sdegno qualunque insinuazione. Invitiamo il Telefono azzurro a pensarci due volte prima di tirare in ballo persone la cui prassi sociale e militanza politica è sempre stata caratterizzata da preoccupazioni di stile, e che non si abbasserebbero mai a un simile livello di canagliesca banalità. Sono anni che ci occupiamo del problema della "pedofilia", da noi ritenuto poco più di un pretesto per diffondere una cultura giustizialista e distruggere quanto è rimasto di garanzie costituzionali e diritti civili in questo paese. In tutto questo periodo non abbiamo mai attaccato il Telefono azzurro, né abbiamo mai negato che le violenze sui minori siano un problema gravissimo. Noi ci siamo occupati - da un punto di vista libertario e "garantista" - dei tanti errori/orrori giornalistici e giudiziari, e soprattutto abbiamo attaccato l'assurda demonizzazione di Internet (spesso dettata dall'ignoranza, dalla paura e dall'invidia degli operatori dei media tradizionali), facendo ricerca sul campo e svelando la falsità di molte cose lette sui giornali o sentite alla TV. Rompendo con le consuetudini del Luther Blissett Project a livello planetario, abbiamo addirittura scelto di gestire la nostra campagna pubblicamente, mostrando le nostre facce, organizzando assemblee e conferenze, anche prima della causa per diffamazione intentata da Lucia M*****. Il nostro libro Lasciate che i bimbi, reperibile in libreria, è l'unica fonte sicura a cui attingere per conoscere le nostre posizioni. Nei mesi scorsi posizioni simili alle nostre sono state sostenute, tra gli altri, da Enrico Deaglio (cfr. "Il caso Lorenzo Artico", Diario della settimana n.21, 2 giugno 1998). Che la nuova legge su pedofilia e pornografia minorile (DDL S2625, varato il 9 giugno scorso al Senato) sia una mostruosità giuridica da legislazione d'emergenza, e che contenga diversi elementi di incostituzionalità non siamo i soli a dirlo. Importanti esponenti del movimento omosessuale, come l'avvocato Ezio Menzione, hanno smontato la legge comma per comma dimostrandone l'inutilità e le velleità sessuofobe e liberticide. Una rivista specializzate di informatica e comunicazione elettronica, Mcmicrocomputer, ha duramente criticato la legge perché emenda il codice penale (articolo 600-ter, comma 3) facendo passare la criminalizzazione degli Internet providers per gli eventuali contenuti "pedofili" passati attraverso i loro server (è come ritenere responsabile la Telecom per le telefonate oscene). Questo è tutto. 7 Ancora censura a Bologna Comunicato del Luther Blissett Project, 8 maggio 1998 (+ in appendice trafiletto da Repubblica-Bologna dello stesso giorno) LUTHER BLISSETT CONTESTA LA DECISIONE DEL QUARTIERE NAVILE DI ANNULLARE LA CONFERENZA NEO-PAGANA Sulla base di quale criterio morale, politico o addirittura estetico il presidente del quartiere Navile impedisce lo svolgersi del convegno sul "paganesimo politeista"? La decisione di Stefano Grandi è, come minimo, anti costituzionale (cfr. Art.8). Ma non c'è da sorprendersi: questo è un effetto del clima di intolleranza creato in città dalla Curia di Giacomo Biffi (una delle curie più reazionarie d'Italia) e dal GRIS di Giuseppe Ferrari (gruppo di pressione cattolico che ispirò l'invereconda persecuzione di Marco Dimitri e dei Bambini di Satana), nonché dal Resto del Carlino. [...] Grazie ad una sinistra mai così subalterna e meno "illuminata", ci ritroviamo con un governo perbenista che considera il paese campo libero per le incursioni clericali. La TV è lo specchio di questa nefando trend: non c'è una trasmissione in cui non venga ospitato almeno un esponente del clero. C'è il prete cantante o musicista, il prete impegnato, il prete critico cinematografico, il prete rocciatore, il prete... La rivolta contro i Lumi viene fomentata con strizzate d'occhio, discorsi melliflui e falsi sorrisi da slogare le mascelle. E quel che è più grave, grandi opere pubbliche e contributi a pioggia per il luna-park del Giubileo, il quale viene allestito anche grazie a crociate sessuofobe, omofobe, grettamente familiste lanciate dal Vaticano, l'unica monarchia assolutista gerontocratica ad esclusione femminile rimasta in Europa. Tornando a Bologna: per quale motivo si permette a gruppi di pressione curiali come il GRIS di seminare il terrore a proposito di un presunto "orrore satanista" (salvo poi fare una figura di merda quando la montatura giudiziaria si sbriciola), mentre viceversa si proibisce ai soggetti calunniati dalle lobbies clericali di usare l'espressione "orrore cristiano"? Semplice: perché in città comanda la Curia, perché a Bologna si sono fatte le prove generali per il Giubileo (durante le quali si è recuperato il rock di ieri per poter meglio demonizzare la controcultura di oggi), perché Bologna è il terreno sperimentale di ogni caccia alle streghe destinata ad assumere rilievo nazionale. L'intolleranza di Stefano Grandi è la stessa intolleranza che ha portato Lucia M*****, ex-PM al processo contro i BDS (risoltosi con l'assoluzione degli imputati perché "il fatto non sussiste") a chiedere il sequestro e la distruzione di tutte le copie del nostro saggio Lasciate che i bimbi, in cui ricostruiamo per filo e per segno le malefatte compiute per poter incastrare Dimitri e compagnia. Il Luther Blissett Project esprime la propria solidarietà agli organizzatori della conferenza che non si terrà. Tristi sono i tempi in cui a dei comunisti rivoluzionari come noi tocca esortare i presunti liberal- democratici a leggersi Voltaire, Diderot e Montesquieu. Tristi sono i tempi in cui il sovversivo Luther Blissett si scopre l'unico coerente difensore di un processo di laicizzazione che si pensava irreversibile e che invece è sempre più minacciato dal riemergere dell'oscurantismo. Appendice: da La Repubblica, pagine bolognesi, 8/5/1998: 'Stregoni a convegno? Stop' Il Presidente del Reno ferma un raduno di domani sul paganesimo politeista Una conferenza dal titolo inquietante: "Paganesimo politeista e stregoneria come religione di liberazione umana dall'orrore cristiano". Un relatore altrettanto inquietante: Claudio Simeoni, indicato come "meccanico apprendista stregone, guardiano dell'Anticristo e Istituto Mediterraneo di studi politeisti". L'incontro, però, previsto per sabato prossimo (come comunica un fax dei Bambini di Satana) non ci sara'. Era stato fissato, a pagamento, nella Sala consiliare del quartiere Navile, ma il presidente Stefano Grandi l'ha annullato. L'ha fatto ieri, appena saputo, del tutto casualmente, quel che stava per capitare tra le pareti istituzionali del parlamentino di quartiere. "Non so come sia potuto capitare - ha detto - Probabilmente tutto nasce da un eccesso di burocratizzazione dei nostri uffici". La sala era stata resa disponibile, ma a pagamento. Viene ceduta gratuitamente solo quando la manifestazione ha il patrocinio del quartiere. 8 Gli squatters, Castelvecchi e noi From: prowler@usa.net Date: Fri, 1 May 1998 To: capt_swing@geocities.com Subject: Non crederai ai tuoi occhi... Roby, questo era attaccato ieri (con lo scotch) al 25 e fuori dal TPO. A proposito della tendenza a "creare mostri"!!!!! 8-D ciao, L. "NON SON PIU' CARABINIERE!" Forza Alberto! Forza editore! L'infido ALBERTO CASTELVECCHI, ex-carabiniere riciclatosi come editore "alternativo" e "di tendenza", é uno squallido figuro che per anni ha speculato sulla forza creativa dei movimenti radicali e antagonisti. Questo intrallazzatore ha cercato di costruirsi una reputazione negli ambienti di movimento, e per un breve periodo é riuscito a infiltrarsi a convegni e assemblee libertarie. Il suo gioco éstato scoperto molto presto, lo sputtanamento é stato direttamente proporzionale al vertiginoso calo di qualità dei libri che sfornava. Ormai ovunque lo accolgono ortaggi e uova marce, e lo hanno smollato anche molti di quei compagni/e che avevano ritenuto utile usarlo come "cavallo di Troia". Ma la carriera di infiltrato e recuperatore di Castelvecchi é finita per sempre da quando all'idiozia é subentrata l'infamia: CARABINIERE UNA VOLTA, CARABINIERE PER SEMPRE. Si é venuto a sapere che costui sta collaborando attivamente con la magistratura e si é cantato i nomi di alcuni compagni impegnati in rischiose operazioni antirepressive. Il suo ruolo é chiaro a tutti, ed é imperativo SMETTERE DI ACCOGLIERLO COI SOLI VEGETALI. Certi artistucoli, pseudo-operatori culturali e leccaculo della coppia Grandi-Vitali, capeggiati da un tal TERROSI (un cyber-teologo!) hanno aperto un nuovo localino in via Mascarella. Si chiama ZOOM, come a rivelare l'intenzione di spiarci tutti SEMPRE PIU' DA VICINO. La sera del 6 MAGGIO questi stronzi ospiteranno nientepopodipiù che Alberto Castelvecchi, il quale vorrebbe informarci delle "nuove uscite della sua casa editrice". E' ora di ROMPERE IL CULO a questa cricca di nemici dei proletari, la cui sola esistenza getta cattiva luce sulla resistenza quotidiana di chi è davvero contro tutti i poteri. RICACCIAMO ALBERTO CASTELVECCHI NELLA CASERMA CHE LO HA VOMITATO! SPAZZIAMO VIA IL FIGHETTUME UNA VOLTA E PER SEMPRE! 6 MAGGIO! TUTTI ALLO ZOOM! SPACCHIAMOGLI L'OBIETTIVO! Squ(A)tters contro le spie f.i.p. Via La Polizia 666 -§- [Commento di Luther Blissett, coevo:] Al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico. La voce che li comanda è la voce del loro nemico. E chi parla del nemico è lui stesso il nemico. Bertolt Brecht, "Breviario tedesco" Interessante. Visti gli attacchi a LB pubblicati negli anni scorsi su Canenero, non mi aspettavo certo "solidarieta'" (ovviamente sui generis) dall'area "anarchica insurrezionalista" - ammesso e non concesso che si tratti di loro, non sono certo un esperto della "scena"... Apprezzo l'intento ma, pur essendo convinto che Castelvecchi si meriti tutto quanto possa capitargli, non credo si debba perdere tempo braccandolo o devastando i locali che lo invitano, anche perche' cosi' si rischia di farlo passare per vittima o per perseguitato. Detto questo, non faro' certo il pompiere. Que sera sera. Non credo nemmeno si debba attaccare Castelvecchi perche' ha fatto la naja nei carabinieri, cosa che ritengo ininfluente sulla sua attuale stronzaggine - e' un argomento rozzo e screditante per chi vi ricorre. Ripeto per l'ennesima volta che la scorrettezza della Castelvecchi (e in particolare di Francesco Coniglio) non consiste meramente nell'aver chiamato in causa il firmatario del contratto per Lasciate che i bimbi, ma nel non averne informato il diretto interessato, rinunciando a concordare con lui o con gli altri citati i particolari della linea difensiva, anzi, preparando, contestualizzando e argomentando la chiamata in causa in modo che risultasse il piu' dannosa possibile per il presunto autore e per l'intera campagna di mobilitazione. E tutto questo solo per l'ansia di scaricare il barile. Un dettaglio divertente: gli autori del volantino confondono il gestore dello Zoom di Bologna, Carlo Terrosi, con suo fratello Roberto Terrosi, autore di un saggio "sull'esistenza di Dio nella societa' dell'informazione", o qualcosa del genere, pubblicato appunto da Castelvecchi. Dimenticavo: quando e dove il soggetto in questione e' stato accolto con le uova marce? Se qualcuno ha degli aneddoti da raccontarmi... Ad maiora, LB -§- Sat, 2 May 1998 From: lop1912@iperbole.bologna.it [Franco Berardi Bifo, n.d.r.] To: Luther Blissettt Subject: mise en abime E chi parla del nemico è lui stesso il nemico. Ho ricevuto un messaggio firmato Squatters contro le spie. Un messaggio divertente per la deriva linguistica che si intravvede. Non sono scemo e capisco benissimo che si tratta di un'azione di eccezionale raffinatezza del reparto mobile avanzato della invenzione linguistico-sovversiva. Lo stesso estensore del messaggio,dalla postazione Luther Blissettt , 8 settembre 1998) “Wait till the children-at-risk lobbies get going”, ci diceva Alexander Walker. E in effetti questi gruppi di pressione intervengono a tutto campo: fanno chiudere siti o addirittura interi server [4], impongono codici di “autoregolamentazione televisiva” [5], propagano leggende urbane come quella degli snuff movies [6] o quella secondo cui i “giochi di ruolo” istigherebbero al suicidio, spacciano falsi rapporti scientifici [7], calunniano chi non la pensa come loro [8], fanno pressione sui negozi perché non vendano videogames violenti [9] etc. Inappagabili, hanno sicuramente pronte nuove micro-emergenze prêtes-à-exploiter. Sono i militi volontari della società di controllo, la nuova “società incivile” fatta di spioni, censori e delatori. ____________________ 1. Il caso Artico è uno dei più mostruosi parti della paranoia inquisitoria che regna nelle procure italiane. Artico è milanese, ha 32 anni ed era un educatore in centri per l’assistenza all’infanzia, oltreché allenatore della piccola squadra di calcio AS Barona, finché (16/5/1997) il Pm Pietro Forno (capo del pool sugli abusi sessuali, non nuovo ad errori giudiziari) non lo ha fatto incarcerare con l’accusa di violenze sessuali su minori. Alla base di tale decisione c’erano le testimonianze - confuse e contraddittorie - di alcuni ragazzini ospiti di una struttura per l’infanzia disagiata, che dichiararono di essere stati sodomizzati. Ad interrogarli erano stati due ispettori di polizia, senza consulenza di psicologi, con domande a dir poco brutali. In seguito, alcuni di loro hanno ritrattato le accuse prima ancora del dibattimento, e le perizie mediche hanno smentito l’ipotesi di penetrazioni anali. Artico è stato sbattuto su tutti i giornali, e Pietro Forno ha colto l’occasione per chiamare “porci” le persone su cui indaga, gettare fitte ombre di sospetto su tutti gli operatori per l’infanzia e assistenti sociali e chiedere più fondi e più mezzi per la sua struttura investigativa: “I pedofili più pericolosi sono quelli che si intrufolano nelle comunità, dove si fa aggregazione. I pedofili più pericolosi stanno tra i giovani tutto il giorno e sono quelli più brillanti, quelli con più carisma [...] Siamo di fronte a una situazione gravissima: abbiamo scoperto un sommerso e ora il lavoro ci sommerge”. Forno - che secondo l’avvocato Max Sarno “[ha] una deformazione, [vede] pedofili e violentatori ovunque” - non ha mai interrogato personalmente l’imputato, il cui diritto di difesa di Artico è stato violato in più occasioni, con decisioni inaudite da parte del Pm: tutti i documenti della difesa sono stati fatti sequestrare, e l’investigatore privato ingaggiato dai familiari di Artico è stato denunciato per minacce e subornazione di un testimone. Per la prima volta in un’inchiesta del genere, si è formato un vasto fronte di solidarietà all’imputato, e il comitato animato dai genitori, dagli amici e dall’ex-fidanzata, è riuscito a “perforare” i media e a far dubitare molti giornalisti dell’ipotesi accusatoria. Moltissimi ragazzi (e i loro genitori) hanno testimoniato a favore di Artico: “C’è un motivo, se tanta gente si è mossa. Un motivo serio. Noi non siamo sprovveduti, siamo genitori consapevoli e presenti. Lorenzo ha avuto i nostri figli per le mani. Noi lo conosciamo bene, abbiamo stima, rispetto e fiducia per lui. Il Lorenzo che conosciamo non è certo il mostro che ci hanno presentato”. Dopo una lunga custodia cautelare e una psichiatrizzazione, il 26/1/1999 Artico è stato condannato a 13 anni di carcere. (fonti: Enrico Deaglio, Il caso Lorenzo Artico, “Diario della settimana” n.12, 21/6/1998; Fabrizio Ravelli, Liberatelo, non è pedofilo / Si mobilita la Milano popolare, “La Repubblica” 2/7/1998; Roberto Leone, Pedoflia, 13 anni all’educatore / “Artico è colpevole, violentò quei ragazzini in istituto, “La Repubblica” 26/1/1999; Fabrizio Ravelli, “Lorenzo Artico non è un mostro” / Proteste contro la sentenza di Milano: “Pedofilo? Accusa infamante”, “La Repubblica” 27/1/1999). 2. In data 9/12/1997 sul “Corriere della sera” del 9/12/1997 compariva un articolo non firmato, intitolato I pedofili: ci hanno scoperti / Su Internet l’arroganza dei maniaci che attaccano giornali e Tv: “’I media vi hanno scoperto. L’Occhio del Male è sopra di voi, ma non possono fare nulla per sopprimere la vostra libertà di parola. E visto che probabilmente continueranno a controllare a controllare la vostra attività e propaganda, rendete pubbliche queste parole: ciò li renderà davvero furiosi’. Questo è il testo comparso ieri su ‘Pedophile Liberation Front’, il sito, basato in Texas ma accessibile a tutti gli utenti di Internet, del sedicente Fronte di Liberazione Pedofili. La firma è di Luther Blisset [sic], il personaggio immaginario che accompagna il fenomeno Internet dalla sua prima comparsa in Italia [...]” 3. “La Repubblica”-Bologna del 18/11/1998 riportava un articolo intitolato: Io, pedofilo inesistente / Archiviata l’inchiesta su un commerciante imolese accusato di foto porno sulla figlia di tre anni. Ne riportiamo una sintesi: “Una vita distrutta da una frase: “Stiamo cercando le foto porno di sua figlia”. Dopo tre mesi, la riabilitazione: “Il caso è archiviato”. Non esiste nessun “mostro”, nessun padre degenerato che pratica con pedofili, dietro le immagini di una bambinetta di tre anni che un commerciante di abbigliamento di Imola ha scattato senza vestiti, ma con dolcezza e senza malizia, d’estate tra le mura domestiche. Erano foto innocenti di una bimba che sorride divertita. Anche l’istantanea che ha fatto gridare allo scandalo gli investigatori - la piccola che tiene la manina tra le gambe - non è affatto triste, ma gioiosa. Un errore giudiziario. Un uomo “rovinato”, che oggi racconta che cosa vuol dire vivere nell’incubo di un’accusa infamante e ingiusta [...] Lei ha trascorso tre mesi da “mostro”. Che cosa ha significato per la sua vita? “Oggi nessuno è entrato nel mio negozio, ieri nemmeno, sabato nemmeno. Sono rovinato, non so se avete capito. Tutti a Imola sanno che io sono il “mostro”. Hanno preso il mio numero di cellulare da un cartello del negozio e mi hanno detto di tutto, “porco”, “assassino”. Sui giornali mi hanno descritto come il peggiore dei bastardi. Entro la fine dell’anno dovrò chiudere l’attività, non so se riuscirò a trovare una altro lavoro. Mi domando: perché la polizia prima di venire da me non ha fatto indagini per capire?”. Come ha saputo la polizia di quelle foto? “Le avevo consegnate all’Ipercoop di Imola, che le ha fatte stampare ad un laboratorio di Rimini, che ha fatto una segnalazione alla polizia. Di quella foto di mia figlia ritenuta scandalosa avevo chiesto degli ingrandimenti [...] E’ pensabile che un pedofilo vada a portare foto proibite alla Coop e chieda addirittura di ingrandirle? Ci voleva così poco a capire”” 4. “[...] la rete civica del Comune di Roma è stata oscurata [...] 63 associazioni no-profit, tra cui Foro Romano Digitale, WWF, CGIL Università, LIPU... non sono più in rete. [...] il FRD ha reso pubblico sul web il testo di una tesi di laurea: ‘Il femminile nella fantascienza: modelli di scrittura’. Sul sito, arriva Don Fortunato Di Noto, parroco della chiesa della Madonna del Carmine di Avola, in provincia di Siracusa. Conosciuto [...] per essere fondatore dell'associazione Arcobaleno, impegnata nella lotta alla pedofilia e alla magia. Il parroco ha denunciato il Comune di Roma. A suo parere, la tesi di laurea “nascondeva” 150 righe blasfeme. Il titolo: ‘La Loggia nera. Una via satanica alla conoscenza’. Così, Mariella Gramaglia, responsabile delle reti civiche romane, ha colto l’occasione per oscurare d’autorità tutti i siti delle associazioni. Si sa, siamo a pochi mesi dal Giubileo. In una intervista all'edizione on-line di Repubblica, dice la Gramaglia: “Il Foro Romano Digitale ha rotto in modo gravissimo il rapporto di fiducia con l'amministrazione. Ci hanno ra